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Full text of "Delirio e Sogni nella "Gradiva" di W. Jensen"

BIBLIOTECA PSICOANALITICA ITALIANA 

Fondata e diretta da M. LEVI BIANCHINI (Nocera Inferiore) 



N. 7. 



S. FREUD 

DELIRIO E SOGNI 

NELLA »GRADIVA« 

DI W. JENSEN 



TRADUZIONE ITALIANA AUTORIZZATA 
SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA 

DEL 

Dott. GUSTAVO DE BENEDICTY (Trieste) 

CON PREFAZIONE DI M. LEVI BIANCHINI 




LIBRERIA PSICOANALITICA INTERNAZIONALE 

ZURIGO — NAPOLI — VIENNA 

NOCERA INFERIORE 



ÌVERKE FON PROF. S I G M. FREUD 

Vorlesungen zur Einfùhrung in die Psychoanalyse. 
(Fehlleistungen, Traum, Allgemeine Neurosenlehre.) Drei Teile in 
einem Band. 

Grofioktavausgabe, 4. Auflage (5.— 11. Tausend) 1922. 
Taschenausgabe, 2. Auflage (3.— 7. Tausend) 1923. 

DieTraumdeutung. 7. Auflage, mit Beitragen von Dr. Otto R a n k. 
1922. 

Ùber den Traum. 3. Auflage. Mùnchen 1921. 

Zur Psychopathologie des Alltagslebens. Ùber Vergessen, 
Versprechen, Vergreifen, Aberglaube und Irrtum. 9. Auflage. 1923. 

Totem und Tabu. Uber einige Ùbereinsdmmungen im Seelenleben 
der Wilden und der Neurotiker. 3. Auflage. 1922. 

Der Witz und sein e B e ziehung zu m Unbe wufiten. 3. Auf- 
lage. Leipzig und Wien 1921. 

Ùber Psychoanalyse. Fùnf Vorlesungen, gehalten zur 20 jahrigen 
Grttndungsfeier der Clark University in Worcester, Mass. 6. Auf- 
lage. 1922. 

Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie. 5- Auflage. 1922. 

Sammlung kleiner Schriften zur Neurosenlehre. Erste 
Folge. 4. Auflage. 1922. - Zweite Folge. 3. Auflage. 1921. - Dritte 
tolge. 2. Auflage. 1921. — Vierte Folge. 2. Auflage. 1922. — Funfte 
Folge. igz2. 

Studien ùber Hysterie (mit Dr. Josef Breuer). 3. Auflage. 1922. 

Der Wahn und die Traume in W. Jensen «Gradiva". 
(Schriften zur angewandten Seelenkunde, 1. Heft.) 2. Auflage. 1912. 

Eine Kindheitserinnerung des Leonardo da Vinci. 
(Schriften zur angewandten Seelenkunde, 7. Heft.) 3. Auflage. 1923. 

Jenseits des Lustprinzips. 3. Auflage (5.-9- Tausend) 1923. 

Massenpsychologie und Ich-Analyse. 2. Auflage (6. — io. Tausend) 
1923. 

Das Ich und das Es. 1923. 



Zu besiehen durch den INTER NATIONA LE N PSYCHO- 
ANALYTISCHEN VER LAG, Wien, VII., Andreasgasse 3 



BIBLIOTECA PSICOANALITICA ITALIANA 

Fondata e diretta d a M. LEVI BIANCHINI <Nocera Inferiore) 

N. 7 



S. FREUD 

DELIRIO E SOGNI 

NELLA »GRADIVA« 

DI W. JENSEN 



TRADUZIONE ITALIANA AUTORIZZATA 
SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA 

DEL 

Dott. GUSTAVO DE BENEDICTV {Trieste) 
CON PREFAZIONE DI M. LEVI BIANCHINI 




LIBRERIA PSICOANALITICA INTERNAZIONALE 

ZURIGO - NAPOLI - VIENNA 
NOCERA INFERIORE 

«9*3 






J 



TIP. DI 

GESELLSCHAFT FÙR GRAPHISCHE INDUSTRIE 

WIEN, IH., RUDENGASSE ii 



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PREFAZIONE 

■ 

Nella » Gradiva*, novella fantastica di W. Jensen 1 
è descritto un giovane uomo, in tutto perfetto, fuorché 
nelle manifestazioni della sessualità che è totalmente 
rimossa dall'amore per la scienza dell'archeologia, il 
quale viene colpito, ad un dato momento della sua vita, 
da uno strano interesse per un antico altorilievo in 
marmo, raffigurante una giovane donna in atto di 
incedere. Lo scienziato comincia a fantasticare : a 
chiedersi se l'altorilievo rappresenti un essere realmente 
esistito; cerca e studia per anni, infine fa un sogno 
terribile che lo lascia mezzo delirante, si mette in 
viaggio, si ritrova a Pompei, portato quasi da una 
inconsapevole forza, e lì scopre viva la figura del marmo 
ch'egli aveva già personificata nella fantasia, chiamandola 
»Gradiva«. In conclusione, la rediviva eroina non è che 
una piccola, tenera amica d'infanzia, che abita di fronte 
a lui e ch'egli aveva dimenticata: fin dal momento in 
cui, strappandosi alla vita vera e violentando con ciò 
gli istinti più imperiosi e normali dell'evoluzione psico- 
biologica dell'essere umano, e quindi dell'equilibrio 
somatopsichico, s'era dato con tutte le forze dell'intelletto 
e del cuore allo studio della vita morta del passato. 

1 — W. Jensen — >Gradiya<. Ein pompejanisches Phantasie- 
stuck. — Reifiner, Dresden 191 2. 



4 

L'interesse della monografia di Freud, che è uno 
dei più perfetti gioielli della indagine psicoanalitica 
applicata alla produzione artistica, cioè alla fantasia 
creatrice * sta nel fatto che Freud scopre, nei 
procedimenti del sogno e del delirio del protagonista, gli 
stessi meccanismi intrapsichici che creano il sogno ed il 
delirio dei neuroticij nei procedimenti dell'eroina, quelli 
stessi metodi di analisi e di terapia che l'analista usa 
per curare e interpretare i detti sogni e deliri; per 
mettere allo scoperto i sentimenti rimossi di cui essi 
sono i sintomi morbosi equivalenziali e per guarire in 
fine, con tal procedura di » messa allo scoperto e 
neutralizzazione « i neurotici che ne sono affetti. 

Freud dimostra così che l'intuito del Psicologo 
trova, nella creazione fantastica di un Poeta, ignaro di 
Psicoanalisi, una perfetta concordanza di procedimenti: 
e che i procedimenti della fantasia creatrice sono sotto- 
posti essi pure — come tutti i fenomeni della cerebra- 
zione umana — a determinismi rigorosi che la Psico- 
analisi per prima ha cercato, con mirabile successo, di 
discoprire, classificare e dimostrare. 

M. Levi Bianchini. 



Nocera Inferiore, Novembre 1922. 

1 















1 — V. anche Levi Bianchini — La Psicoanalisi della 
fantasia creatrice ed il pensiero autistico nell'Arte e nelle Psicosi — 
Archivio Generale di Neurologia, Psichiatrica e Psicoanalisi — 
p. 19, 1922. 






PRESENTAZIONE. 

>0 voi eh avete gì intelletti sani, 
Mirate la dottrina che s'asconde 
Sotto '1 velame delli versi strani. « 
Inferno IX, 21. 

Freud è il creatore della psicoanalisi ; osservando 
e scrutando ammalati neurotici, egli si persuase che si 
debba riuscire a trovare un metodo di cura basato sulla 
conoscenza della natura e delle cause del male e in uno 
studio accurato egli riuscì a scoprire una modalità tutta 
nuova di concepire i sintomi; durante queste profonde e 
minuziose osservazioni durate decenni egli fece la scoperta 
sbalorditiva, che sviscerando coscienziosamente la psiche 
dell'ammalato si arrivano a conoscere le cause dei sintomi, 
che sommati formano la malattia; riuscendo a far coscienti 
all'ammalato queste cause, la malattia sparisce da sé. 
Scrutando l'ammalato egli si persuase che molti fenomeni 
obbediscono a un determinismo psichico, cioè al principio 
che esige delle tendenze, intenzioni motivi per un dato 
effetto. Però questo determinismo regge soltanto, quando 
il metodo di osservazione o di ricerca si estende anche 
ai fenomeni incoscienti. 

La psicoanalisi è la scienza, che tratta delle leggi 
che governano la psiche dell'uomo; essa estende però le 
sue ricerche anche e sempre sull'incosciente. L'agire 
dell'incoscio vale per tutti, per sani e per malati, come 
le leggi fìsiche agiscono sempre, nell'andamento solito 
delle cose ed in avvenimenti eccezionali. 






Per aver un avviamento soltanto allo studio della 
psicoanalisi si leggano con intelletto d'amore le lezioni 
del Freud ed altri capolavori che offre la letteratura 
psicoanalitica. 

Si sappia però che per comprendere bene questi 
libri classici di psicoanalisi e per imparare a giudicare 
da soli sul valore di trattati psicoanalitici ci vuole la viva 
voce del psicoanalista, il quale ascoltando la persona che 
si fa analizzare, le faccia vedere i nessi e le concatenazioni 
fra le diverse idee esposte e gli mostri la struttura del 
suo incosciente. La viva voce è indispensabile per vincere 
le resistenze, che anche l'intelligenza più sublime non può 
superare da solo. 

La presente traduzione pone sott'occhio un libro 
che può venir compreso e goduto senza che il lettore 
si occupi di altri libri di psicoanalisi. È un esempio di 
analisi applicata, che ha da servire di avanguardia per la 
diffusione della scienza psicoanalitica in Italia e che 
persuaderà il lettore, scevro da preconcetti della grandiosa 
armonia e logica che si fonde in tutte le cose sostenute. 

Ringrazio di cuore il Dott. Giorgio Vivante di 
Trieste, che rifacendo il manoscritto, gli ha tolta quel 
l'asprezza di forma causata dal solo desiderio di riprodurre 
con rigorosa fedeltà, la parola scultorea del Maestro. 



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Trieste, Aprile 1922. 



Dott. Benedicty. 









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In una cerchia d'uomini per i quali è cosa accertata 
che gli enigmi essenziali del sogno sono stati sciolti per cura 
dell'autore 1 fece un dì capolino la curiosità di curarsi di quei 
sogni, che non furono giammai sognati, che furono creati da 
poeti e da loro ascritti nella continuità di un racconto a 
persone nate dalla fantasia. Il proponimento di sottoporre ad 
un esame questa qualità di sogni pareva ozioso e sorprendente; 
veduto da un lato invece si poteva ritenere giustificato. 
Generalmente non si crede affatto che il sogno sia una cosa 
significativa e interpretabile. La scienza e la maggioranza 
delle persone colte sorridono se viene loro posto il quesito 
della spiegazione di un sogno; soltanto il popolo che ci tiene 
alla superstizione, che persevera nelle convinzioni e credenze 
dell'antichità, non intende abbandonare la possibDità del- 
l'interpretazione dei sogni; l'autore della „Traumdeutung M ha 
osato, ad onta della protesta della scienza austera, prendere 
la parte degli antichi e della superstizione. Egli è ben lungi 
dal riconoscere nel sogno un annunziarsi dell'avvenire, allo 
svelarsi del quale l'uomo, da tempi immemorabili, aspira 
invano e con mezzi illeciti di ogni specie. Ma completamente 
non poteva neppur egli scartare la relazione del sogno col. 
l'avvenire, poiché, dopo completato un faticoso lavoro di 
interpretazione, il sogno gli si palesò quale un desiderio 
esaudito del sognatore; chi ora potrebbe contestare che 
desideri si volgano in ispecie all'avvenire? 

» Freud. Die Traumdeutung (L'Interpretazione dei sogni), 
6. edizione, 1921. 



8 

Io ho detto che il sogno è un desiderio esaudito. Chi 
non si spaventa di leggere con attenzione, con diligenza e 
con criterio un libro difficile, chi non pretende che un pro- 
blema complicato sia a lui esposto come facile e semplice 
per risparmiargli una fatica, anche a scapito della verità, si 
compiaccia cercare nella Traumdeutung la dettagliata 
prova del mio dire e fino a quell'istante voglia mettere da 
parte le obbiezioni che certamente gli si affacceranno contro 
il parallelo fra sogno ed esaudimento di desiderio. 

Ma siamo andati troppo avanti. Non si tratta ancora 
di accertare se sia possibile in ogni caso di rendere il 
senso di un sogno con l'esaudimento di un desiderio o non 
forse anche altrettanto spesso con un'aspettativa o speranza 
ansiosa, con un proponimento, una riflessione o così via. 
Più importante è la domanda se il sogno per sé stesso abbia 
un senso e se sia lecito acconsentirgli il valore di un avve- 
nimento psichico. La scienza risponde con un no assoluto, 
essa si spiega il sognare come un procedimento puramente 
fisiologico, nel quale perciò non occorre cercare un senso, un 
significato, un'intenzione. Secondo la scienza stimoli fisici 
suonano durante il sonno sullo strumento psichico e rendono 
con ciò cosciente or questa or quella delle rappresentazioni, 
spogliate da ogni coerenza. I sogni si possono paragonare 
soltanto a contrazioni convulsive, non a moti espressivi della 
vita psichica. 

In questa lotta per l'apprezzamento del sogno sembra 
che i poeti stiano dalla parte degli antichi, del popolo super- 
stizioso e dell'autore della Traumdeutung. Poiché, quando 
fanno agire nel sogno le persone create dalla loro stessa 
fantasia, si tengono all'esperienza comune che il pensare e 
il sentire degli uomini continuino nel sogno; e non cercano 
altro che di esprimere gli stati d'animo dei loro eroi per 
mezzo dei sogni di questi. Preziosi alleati sono però i poeti 
e ciò che affermano devesi altamente stimare, poiché essi di 
solito sanno un'infinità di cose fra cielo e terra, delle quali 






— 



9 

la nostra filosofia scolastica è completamente ancora all'oscuro. 
Nella psicologia anzi essi hanno di gran lunga sorpassato 
noi, uomini di scienza, perchè attingono da fonti che noi non 
abbiamo ancora dischiuse alla scienza stessa. Oh, potesse 
essere meno ambigua questa partecipazione dei poeti nel- 
l'essenza significativa dei sogni! Una critica più severa potrebbe 
obbiettare, che il poeta non prende la parte né prò né contro 
il significato psichico del singolo sogno; egli si accontenta 
di mostrare come la psiche dormente scatta per le commo- 
zioni che sono rimaste vigorose in essa, quali echi dello 
stato di veglia. 

Il nostro interessamento per il modo con cui i poeti si 
servono del sogno non è diminuito nemmeno da questo 
schiarimento. Se anche questo esame non ci dovesse insegnare 
nulla di nuovo sull'essenza dei sogni, forse ci permetterebbe 
uno sguardo dal nostro punto di vista sulla natura della 
produzione poetica. Già i sogni reali passano per concezioni 
senza norma, sfrenate; che sarà poi la creazione poetica di 
tali sogni? Ma nella vita psichica c'è molto meno libertà ed 
arbitrio di quanto noi siamo disposti a credere; anzi forse 
non ce n'è affatto, ciò che noi nel mondo esterno chiamiamo 
casualità notoriamente si spiega con leggi; anche ciò che noi 
chiamiamo arbitrio nella vita psichica si basa su leggi finora 
appena intraviste. 

Ci sarebbero due vie per quest'esame. L'una potrebbe 
essere l'approfondirsi in un caso speciale, in sogni cioè creati 
da un poeta in una delle sue opere. L'altra sarebbe il riu- 
nire ed il contrappore fra loro tutti quelli esempi che si 
trovano nelle opere di poeti diversi riguardo all'uso dei 
sogni. Questa seconda via pare essere la migliore per eccel- 
lenza, forse l'unica giustificata, giacché ci libera tosto dallo 
scapito derivante dall'accettazione dell'idea artificiosa, unitaria 
„il poeta". Questa unità d'idea si spezza con l'esame di 
tanti varii poeti, gli uni di valore tanto diverso dagli altri, 
fra alcuni dei quali noi siamo soliti a onorare i più profondi 



IO 



conoscitori della vita umana. Tuttavia queste pagine conter- 
ranno un esame della prima specie. Accadde in quella cerchia 
d'uomini dai quali partì tale idea, che a uno venisse in 
mente come in quell'opera poetica che da ultimo più gli 
piacque, fossero contenuti diversi sogni che lo guardavano 
quasi con occhi famigliari e lo invitavano a tentare con 
essi il metodo della Traumdeutung. Egli convenne che 
l'argomento ed il luogo d'azione del piccolo lavoro poetico siano 
stati principalmente la causa del suo compiacimento per la 
qualità dell'azione; il fatto avviene in Pompei e tratta di 
un giovane archeologo che abbandonò l'interesse alla vita 
per dedicarsi del tutto agli avanzi del passato classico e 
che poi ritorna alla vita stessa per una via indiretta e 
meravigliosa, però perfettamente regolare. Il trattamento di 
questo argomento veramente poetico eccita nel lettore senti- 
menti analoghi e concordanti. Il componimento poetico 
è la novella «Gradiva" di Guglielmo Jensen che 
dall'autore stesso viene definita una novella fantastica pom- 
peiana. 

Ora dovrei pregare tutti i miei lettori di mettere da 
parte questo opuscolo e rimpiazzarlo per un poco con la 
„ Gradiva", pubblicata nel 1903 acciochè io possa in seguito 
richiamarmi a cose note ai lettori. A coloro che hanno già 
letto la „ Gradiva" voglio richiamare alla memoria con un 
breve sunto il contenuto del racconto e sono certo che essi 
stessi ricupereranno tutte quelle attrattive del racconto stesso 
che facendo il sunto fossero andate smarrite. 

Un giovane archeologo, Noberto Hanold, scoprì fra i 
tesori di un museo d'antichità in Roma un bassorilievo che lo 
attrasse tanto da essere molto contento per aver potuto 
ottenere un'ottima riproduzione in gesso di quel capolavoro, 
che egli fece appendere nel suo studio in una città univer- 
sitaria tedesca, per poterlo studiare, dedicandovisi completa- 
mente. La figura rappresenta una fanciulla ben sviluppata, 
nell'atto di camminare; la quale ha un po'sollevata la veste 






II 



ricca di pieghe, in modo da render visibili i piedi nei sandali. 
Un piede posa completamente a terra, l'altro si è sollevato 
per proseguire dal suolo e lo tocca soltanto con la cima delle 
dita, mentre pianta e calcagno si innalzano quasi perpen- 
dicolari. Il passo qui rappresentato, insolito e pieno di grazia, 
ha probabilmente destato l'attenzione dell'artista e ora, dopo 
tanti secoli, eccita ed incatena lo sguardo del nostro archeologo 
scrutatore. 

Questo interessamento del protagonista per il bassori- 
lievo descritto è il fondamento psichico del poema. La cosa 
ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Il „ dottor Norberto Hanold, 
docente d'archeologia non trovò veramente nel bassorilievo 
alcunché degno di particolare attenzione per la sua scienza." 
(Gradiva p. 3.) „Egli non sapeva spiegarsi che cosa avesse 
eccitato la sua attenzione, sapeva solo che egli si sentiva 
attratto da qualche cosa e che questo effetto da allora s'era 
mantenuto inalterato." Ma la di lui fantasia non cessa 
d'occuparsi di quell'immagine. Egli trova in essa qualche 
cosa di «attuale" come se l'artista avesse afferrato sulla 
strada, a colpo d'occhio, il quadro „dal vero". Egli dà alla 
fanciulla in atto di camminare il nome di „ Gradiva", „ colei 
che incede". Egli fantastica che ella sia la figlia di una 
famiglia distinta, forse di un edile patrizio al servizio di 
Cerere, e che essa stessa si trovi avviata al tempio della 
dea. Poi gli ripugna di immaginare il di lei atteggiamento 
placido e tranquillo nell'andirivieni di una grande città. 
Piuttosto egli attinge la convinzione che ella sia da collocare 
a Pompei e che lì essa cammini su quelle caratteristiche 
pietre di selciato, riscavate dalla cenere, che durante la 
pioggia rendevano possibile un passaggio a piede asciutto 
ai viandanti dall'una all'altra parte della strada, pur non 
ostacolando il transito ai carri. Il suo profilo gli sembra di 
tipo greco, indubbia quindi la discendenza ellenica; tutte 
le sue nozioni di antichità si mettono a poco a poco al 
servizio di questa e di altre fantasie riferentisi al bassorilievo. 



12 

Poscia però gli si impone un problema apparentemente 
scientifico che pretende di venir risolto. Si tratta per lui di 
dare il suo giudizio critico se „ l'artista abbia espresso l'atto 
del procedere della Gradiva in modo corrispondente alla 
vita". Non gli riesce però di imitare lui stesso questo passo; 
nelle ricerche della „ realtà" di questo modo di camminare 
viene alla decisione „di fare delle osservazioni nella vita 
reale, per portare luce nella vertenza". (G. p. 9.) Ciò lo 
costringe però ad un'azione che non gli è affatto famigliare. 
„I1 sesso femminile era stato per lui finora soltanto una 
concezione di marmo e di bronzo ed egli non aveva mai 
donato la menoma attenzione alle rappresentanti di questo 
in carne e ossa." Il frequentare la società gli era parso 
sempre soltanto un inevitabile sacrificio ; egli vedeva e ascol- 
tava così poco le signorine cui veniva presentato, che al 
prossimo incontro passava loro innanzi senza salutarle, il che 
naturalmente non lo metteva affatto in buona luce presso 
di loro. Ora però lo costrinse il compito scientifico che si 
era posto, di guardare con attenzione i piedi alle donne e 
alle fanciulle sulla strada quando il tempo era asciutto, ma 
specialmente quando questo era umido; attività questa che 
gli procurò da parte delle persone osservate qualche sguardo 
di collera e qualche altro di incoraggiamento ; «pure egli non 
capiva né l'uno né l'altro." (G. p. io.) Quale risultato di 
questi studi accurati egli dovette convenire che il passo della 
Gradiva non era riscontrabile nella realtà, cosa questa che 
lo riempì di rammarico e di disgusto. 

Poco dopo egli ebbe un sogno angoscioso e spavente- 
vole che lo trasportò nella vecchia Pompei, nel giorno 
dell'eruzione del Vesuvio e che lo fece testimonio della 
distruzione della città. „ Mentre egli si trovava al lato estremo 
del foro, presso il tempio di Giove, vide improvvisamente 
a breve distanza da lui la Gradiva ; fino allora non lo aveva 
toccato nessun pensiero sulla possibilità della di lei presenza, 
ma d'un tratto gli parve naturale che essendo essa pompeiana 



13 
vivesse nella sua città natale e „senza che egli lo avesse sup- 
posto, contemporaneamente a lui." (G. p. 12.) L'angoscia per 
la di lei sorte imminente gli strappò un grido, in seguito 
al quale la figura che procedea imperturbata volse lo sguardo 
a lui. Poscia però essa continuò non curante la propria via 
sino al portico del tempio, si sedette colà sul gradino della 
scala, posò adagio la testa sulla stessa, mentre il volto le si 
impallidì sempre più quasi divenisse bianco marmo. Quando 
egli la seguì la trovò come dormente, con espressione tran- 
quilla, distesa sulla larga scala, fino a che poi la pioggia di 
cenere la seppellì tutta. 

Svegliatosi egli credette ancora di avere negli orecchi 
il gridio confuso degli abitanti di Pompei che invocavano 
salvezza e il cupo rumore dell'infrangersi delle onde sugli 
scogli. Ma anche dopo che egli, completamente svegliato, 
ebbe riconosciuto che questi rumori non erano altro che le 
manifestazioni rumorose della vita della gran città nel momento 
in cui si ridesta, credette ancora per un lungo tempo alle 
cose sognate; liberatosi finalmente dalla rappresentazione 
d'essere stato egli stesso due millenni prima presente alla 
distruzione di Pompei, gli rimase tuttavia quasi un convin- 
cimento effettivo che la Gradiva fosse vissuta in Pompei e 
li fosse stata sepolta dalla cenere nell'anno 79. Le sue 
fantasie sulla Gradiva trovarono negli effetti di questo 
sogno, tale materiale, che da allora appena egli la pianse 
per cui tei. 

Mentre egli preso, da questo pensiero, stava appoggiato 
alla finestra, destò la sua attenzione un canarino che in una 
gabbia gorgeggiava il suo canto da una finestra aperta nella casa 
di fronte. Ad un tratto egli, che come pare non era ancora 
completamente ridestato dal suo sogno, subì una scossa. Egli 
credette d'aver visto in istrada una figura come quella della 
sua Gradiva e perfino il passo che le era caratteristico. 
Senza esitare corse giù in istrada per raggiungerla e soltanto 
le risa e le burle della gente per la sua sconvenevole veste 



r 4 

mattutina, lo spinsero a ritornare tosto di nuovo nella sua 
abitazione. Giunto nella sua stanza il canarino che cantava 
nella gabbia riuscì di nuovo a interessarlo e a fargli fare 
un confronto con la propria persona. Gli parve d'essere lui 
pure in una gabbia, ma che a lui potesse riuscire più facile 
d'abbandonarla. Come un ulteriore conseguenza del sogno, 
forse anche sotto l'influenza della tiepida aria primaverile, 
si formò in lui la decisione di fare un viaggio in Italia, per 
il quale venne presto trovato un pretesto scientifico, se pure 
„lo sprone al viaggio stesso gli venne data da una sensazione 
indefinibile". (G. p. 24.) 

Arrestiamoci un momento a questo viaggio il cui motivo 
■è così poco plausibile ed esaminiamo più da vicino la per- 
sonalità e l'agire del nostro protagonista. Egli ci appare 
ancora incomprensibile e folle; noi non prevediamo per che 
via la sua strana follia si allaccerà alla vita normale per 
costringerci quasi a partecipare alle sue avventure. È un 
privilegio del poeta il poterci lasciare in tale incertezza. 
Con la bellezza del suo linguaggio, con l'assennatezza delle 
sue trovate, egli ci ricompensa fin da principio della fiducia 
che gli doniamo e della simpatia che tributiamo, per ora 
immeritatamente, al suo eroe. Di questo egli ci comunica 
ancora che era destinato già dalla tradizione famigliare a 
divenire studioso di antichità e che nella sua solitudine e 
indipendenza si era poi completamente immerso nello studio 
e allontanato del tutto dalla vita reale e dai suoi piaceri. 
Marmo e bronzo erano per il suo modo di sentire le uniche 
cose veramente viventi e in grado di esprimere lo scopo ed 
il valore della vita umana. Forse però ben intenzionata e 
previdente, la natura gli mise nel sangue un rimedio per 
nulla scientifico, una fantasia oltremodo vivace che si faceva 
valere non soltanto nei sogni, ma anche spesso durante la 
veglia. Con una tal scissione della fantasia dalla facoltà di 
riflettere, egli era destinato a diventare un poeta o un neu- 
rotico, egli era fra quegli uomini il cui regno non è di questo 



*5 
mondo. Perciò appunto gli poteva avvenire che il suo 
interesse restasse fissato a un bassorilievo, che rappresentava 
una fanciulla dall'incedere particolare, che egli vi tessesse 
intorno le sue fantasie, che le desse un nome e una origine 
e che la ponesse nella città di Pompei sepolta più di 1800 
anni or sono. Poscia, dopo un meraviglioso sogno d'angoscia, 
egli trasformò la sua fantasia dell'esistenza e della morte 
della fanciulla, chiamata Gradiva, in un delirio véro e pro- 
prio che ebbe un'influenza sul suo modo d'agire. Singolari 
ed impenetrabili ci apparirebbero queste creazioni della fan*- 
tasia, se le trovassimo in un essere realmente vivente. Poiché 
il nostro protagonista Norberto Hanold è una creazione del 
poeta, vorremmo rivolgere timidamente a questo la domanda 
se la sua fantasia fu guidata da altre forze che dal proprio 
libero arbitrio. ; . . 

Abbiamo lasciato il nostro eroe nel momento in cui 
egli si era lasciato indurre, apparentemente dal canto di un 
canarino, ad effettuare un viaggio in Italia, del cui vero 
motivo non sapeva darsi ragione. Poi apprendiamo che non 
gli era chiara nemmeno la mèta e lo scopo di questo viaggio. 
Un'agitazione interna, una soddisfazione mancata lo caccia 
da Roma a Napoli e da qui ancor più lontano. Egli si imbatte 
continuamente in coppie in viaggio di nozze e, obbligato a 
occuparsi delle tenerezze di queste, non si sente assoluta- 
mente capace di capire il loro comportamento. Egli viene 
alla conclusione che fra tutte le pazzie umane „sia da mettere 
in primo posto il matrimonio quale la più grande ed incom- 
prensibile ed i viaggi di nozze senza senso in Italia egli 
considera il compimento di tale pazzia". (G. p. 27.) Essendo 
stato disturbato in Roma nel suo sonno, per la vicinanza di 
una tenera coppia, egli fugge tosto a Napoli, ma soltanto per 
trovarvi altre coppie innamorate. Poiché egli crede di appren- 
dere dai loro discorsi che la maggioranza di questi colombi 
non abbia intenzione di andare a tubare fra le rovine di 
Pompei, ma invece a Capri, decide di fare ciò che quelli 



i6 



non avrebbero fatto e pochi giorni dopo la sua partenza 
si trova a Pompei contro ogni aspettativa e senza alcuna 
intenzione. 

Neanche lì però trova la pace che andava cercando. La 
parte finora sostenuta dalle coppie nuziali che avevano 
turbato la sua anima e irritato i suoi sensi viene ora assunta 
dalle mosche, nelle quali egli scorge l'incorporazione di ogni 
cosa cattiva e superflua. Entrambi questi tormenti si con- 
fondono per lui in una sola specie ; alcune coppie di mosche 
gli ricordano le coppie in viaggio di nozze e crede si dicano 
nel loro linguaggio anche esse le dolci parole d'amore. 
Finalmente egli non può fare a meno di riconoscere «che 
là sua incontentabilità non è causata soltanto da quanto 
succede intorno a lui, ma ha in parte anche origine da lui 
stesso". (G. p. 42.) Egli sente, «di essere disgustato perchè 
gli manca qualche cosa senza che sappia spiegarsi che 
cosa sia". 

La mattina seguente entra per «l'ingresso" a Pompei, 
e dopo aver congedato la guida, erra senza mèta per la 
città, non ricordandosi stranamente d'essere stato qualche 
tempo prima presente in sogno alla distruzione di Pompei. 
Quando poi nella «cocente e sacra" ora meridiana, che dagli 
antichi era calcolata qual ora degli spiriti, gli altri visitatori 
se ne erano andati e i mucchi di rovine stavano dinanzi a 
lui deserti e splendenti di sole, si destò in lui la capacità di 
trasportarsi di nuovo in quella vita sommersa, non però con 
l'aiuto della scienza. «Ciò che quella insegnava era un'opinione 
archeologica senza vita e la sua parola una lingua morta 
senza colore. Essa non aiutava affatto a comprendere con 
l'anima, coi sensi, col cuore, ma chi voleva giungere a ciò, 
doveva, unico tra i viventi, da solo nel caldo silenzio del 
mezzogiorno starsene qui fra gli avanzi del passato per non 
vedere con occhi corporei, per non sentire con orecchie 
reali. Allora ... si levano i morti e Pompei comincia a vivere 
di nuovo." (G. p. 55.) 



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*7 

Mentre egli fa vivere cosi nella sua fantasia il passato, 
improvvisamente riconosce con sicurezza la Gradiva del suo 
bassorilievo nell'atto di uscire da una casa e di passare leg- 
gera, camminando sul selciato di lava, dall'altra parte della 
strada, proprio cosi come egli l'aveva vista in sogno in quella 
notte quando s'era posata come per dormire sui gardini del 
tempio d'Appollo. „ E assieme a questo ricordo gli viene alla 
coscienza per la prima volta un'altra cosa e cioè essere egli 
venuto in Italia senza nulla sapere dell'impulso del suo interno 
e proseguendo senza indugio da Roma e Napoli sino a 
Pompei per cercare se egli potesse scoprire qui orme della 
fanciulla del suo sogno e ciò nel vero senso della parola, 
perchè, in vista del suo modo d'incedere speciale, essa doveva 
avere lasciato nella cenere una impronta delle dita del piede 
differente da tutte le altre.". (G. p. 58). 

La tensione nella quale ci ha tenuto finora il poeta 
assume in questo punto per un istante la forza di un penoso 
scoraggiamento. Oltre il fatto cheil protagonista ha perduto mani- 
festamente il suo equilibrio mentale, noi ci troviamo anche 
sconcertati dall'apparizione della Gradiva, che prima era 
una figura di pietra e poi un'imagine della fantasia. 
E essa una allucinazione del protagonista abbagliato dal 
delirio, un vero „ spettro" o una persona reale? Non occorre 
che noi crediamo agli spettri per rivolgerci queste domande. 
Il poeta che ha chiamato il suo racconto una „ novella fan- 
tastica" non ha trovato ancora nessuna occasione per spie- 
garci se egli ci voglia lasciare nel nostro mondo, che ha fama 
di sobrio e dominato dalle leggi della scienza, oppure se ci 
voglia condurre in un altro mondo fantastico nel quale 
spiriti e spettri hanno parvenza di verità. Come lo dimostra 
l'esempio di Amleto e di Macbeth, noi siamo pronti a seguirlo 
senza esitazione in un altro mondo. Il delirio dell'archeologo 
traboccante di fantasia sarebbe in questo caso da misurarsi 
in altro modo. Se noi pensiamo quanto inverosimile debba 
essere l'esistenza reale di una persona che nella sua appari- 



■2 



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i8 

zione ripeta fedelmente quell'antica immagine di pietra, le 
nostre supposizioni si restringono in un'alternativa: Alluci- 
nazione o spettro di mezzodì. Un breve passo del racconto 
ci elimina tosto la prima delle soluzioni. Una grande lucer- 
tola giace immobile alla luce del sole per fuggire poi all'- 
avvicinarsi del piede della Gradiva e scappare sulle piastre di 
lava. Nessuna allucinazione dunque, ma qualche cosa all'in- 
fuori dei sensi del sognatore. Potrebbe però l'esistenza reale 
di una rediviva disturbare una lucertola? 

Davanti alla casa di Meleagro la Gradiva sparisce. Noi 
non ci meravigliamo se Noberto Hanold continua il suo 
delirio sino a credere che Pompei nell'ora del mezzogiorno 
degli spiriti abbia cominciato di nuovo a vivere intorno a 
lui e che così sia anche risorta la Gradiva e sia andata 
nella casa che avea abitata prima della fatale giornata 
d'Agosto dell'anno 79. Ingegnose supposizioni sulla perso- 
nalità del proprietario, dal quale dovrebbe derivare il nome 
della casa e sui rapporti della Gradiva con lui passano per la 
sua mente e dimostrano che la sua scienza si è messa completa- 
mente al servizio della sua fantasia. Entrato nell'interno della 
casa egli vede di nuovo improvvisamente l'apparizione, 
seduta sui bassi scalini fra due colonne gialle. „Sulle sue 
ginocchia era disteso qualche cosa di bianco che il di lui 
sguardo non era capace di distinguere chiaramente; pareva 
quasi un foglio di papiro . . ." Prendendo a punto di partenza 
la sua ultima fantasia sulla di lei origine, le rivolge la parola 
in greco, aspettando con ansia di sapere se, nella sua esi- 
stenza apparente, a lei fosse concesso il dono della favella. 
Poiché ella non risponde le rivolge ancora la parola in 
latino. E allora squilla da labbra ridenti la frase: .Se Lei 
desidera parlare con me, deve farlo in tedesco." 

Che vergogna per noi lettori 1 Così il poeta ha burlato 
anche noi e ci ha procurato un piccolo delirio quasi provocato 
dallo splendore del sole infuocato di Pompei, perchè, noi 
possiamo poi giudicare più mitemente quel poveretto sul 






19 

quale arde davvero il sole di mezzogiorno. Noi però sappiamo 
ora, dopo questa breve confusione, che la Gradiva è una fan- 
ciulla tedesca in carne ed ossa, fatto che non volevamo accet- 
tare sembrandoci la cosa più inverosimile. Con fede tranquilla 
dobbiamo ora aspettare di conoscere quale rapporto esista 
fra la fanciulla e la sua immagine di pietra e come sia 
giunto il giovane archeologo alle fantasie che conducono 
alla di lei personalità reale. 

Il protagonista non viene strappato dal suo delirio 
così presto come noi, perchè, dice l'autore, „se la fede rende 
beati, procura anche una quantità relativa di imcomprensi- 
bilità," (G. p. 140), e per di più questo delirio ha probabil- 
mente radici nel suo interno, del quale noi non sappiamo 
nulla e che in noi non sussistono. Il nostro archeologo ha 
bisogno di una cura radicale per riportarlo di nuovo alla 
realtà. Per il momento egli non può far altro che adattare 
il suo delirio alle cose meravigliose apprese or ora. La 
Gradiva sepolta con la distruzione di Pompei non può essere 
altro che un fatasma di mezzogiorno ritornato in vita per 
la breve ora degli spiriti. Ma perchè, dopo ricevuta quella 
risposta in tedesco gli scappa l'esclamazione: „Lo sapevo 
che la tua voce sarebbe stata cosi?" Non soltanto noi ma 
anche la fanciulla stessa è indotta a fare questa domanda e 
Hanold deve ammettere di non aver ancora mai sentito 
quella voce, ma di aver aspettato di udirla quella volta in 
sogno, allorché egli la chiamò mentre essa si posava per 
dormire sui gradini del tempio. Egli la prega di ripetergli il 
gesto di quella volta, ma allora ella si alza, gli rivolge uno 
sguardo un pò ostile e sparisce dopo pochi passi fra le 
colonne della loggia. Poco prima una bella farfalla era svolaz- 
zata un paio di volte intorno a lei; secondo la sua interpre- 
tazione questa doveva essere un messo dell'averno venuto a 
esortare al ritorno l'estinta, essendo già trascorsa l'ora 
degli spiriti. Hanold può ancora gridare dietro a lei 
che scompare la domanda, se il dì veniente sarebbe ritornata 



20 

nell'ora meridiana. A noi però che osiamo far ora delle 
deduzioni più sobrie, sembra che la giovane abbia scorto 
qualche cosa di improprio nella preghiera che le aveva 
rivolto Hanold e che perciò offesa lo abbia lasciato, poiché 
essa non poteva sapere nulla del suo sogno. Chi sa che il 
suo delicato sentire non abbia intuito la natura erotica del 
desiderio, che invece Hanold motiva con l'influenza del sogno. 
Sparita la Gradiva il nostro eroe squadra da capo a 
piedi tutti gli ospiti seduti a tavola nell'Hotel Diomede, poi 
tutti quelli dell'Hotel Suisse e si assicura in tal modo che in 
nessuno dei due alberghi di Pompei a lui noti si trova una 
persona che abbia con la Gradiva anche la più piccola 
rassomiglianza. Naturalmente egli avrebbe ripudiata come 
paradossale l'aspettativa di riconoscere la Gradiva in una 
delle persone che frequentavano uno dei due alberghi. Il 
vino maturato sul caldo suolo del Vesuvio aiuta a rinforzare 
l'ebbrezza, nella quale egli passa il resto della giornata. 

Per il giorno seguente egli ha soltanto in programma 
di ritornare in punto a mezzogiorno nella casa di Meleagro 
e aspettando quell'ora penetra per una via inusitata a Pompei 
oltre un vecchio muro della città. Uno stelo d'asfodillo a 
campanelle bianche gli sembra, qual fiore dell'averno, abba- 
stanza significativo per coglierlo e portarlo con se. Tutta 
l'archeologia gli sembra però durante questa aspettativa la 
cosa più inutile e indifferente del mondo, poiché un'altra 
questione si è completamente impadronita di lui e cioè il 
problema „di che struttura sia l'apparizione corporea di un 
essere come la Gradiva che era contemporaneamente morta 
e viva, sebbene soltanto nell'ora degli spettri del mezzodì". 
(G. p. 80). Egli trema anche al pensiero di non incontrare 
oggi la desiderata, perchè forse il suo ritorno al mondo le 
è concesso soltanto a lunghi intervalli, e considera la sua 
apparizione, allorché la scorge di nuovo fra le colonne, quasi 
un giuoco della sua fantasia, che gli strappa il grido doloroso: 
,0 che tu. fossi ancor viva!" Ma questa volta egli è certa^ 



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21 



mente troppo impulsivo, poiché l'apparizione dispone di una 
voce viva e fresca che gli chiede se egli voglia portarle il 
fiore bianco ed entra in un lungo discorso con lui che è di 
nuovo del tutto sconcertato. A noi lettori, per i quali la 
Gradiva è già divenuta interessante quale persona vivente, 
il poeta comunica che la ripulsione sconcertante che si era 
manifestata il giorno prima nel suo sguardo aveva ceduto a 
un'espressione di curiosità scrutante e di desiderio di sapere. 
Essa lo interroga infatti esaurientemente, pretende le spiega- 
zioni alle di lui richieste del giorno innanzi, quando egli 
le stava vicino, allorché si era messa a dormire; in tale 
occasione apprende del sogno nel quale essa era stata sepolta 
assieme alla sua città natale, del bassorilievo e della posi- 
zione del piede che aveva tanto attirato l'archeologo. Ora 
si mostra anche pronta a far vedere il suo passo, nel quale 
si trova l'unica differenza dal quadro originale della Gradiva 
nel fatto che i sandali sono cambiati in scarpette chiare 
color sabbia di pelle finissima, cosa che essa spiega quale 
un adattamento ai tempi presenti. Si vede chiaramente che 
ella mostra di credere al suo delirio di cui si fa dire tutte 
le particolarità senza contraddirne neppure una. Un unico 
momento sembra che ella venga strappata dalla parte che 
recita, da un suo proprio affetto, quando cioè egli, pensando 
al bassorilievo, sostiene di averla tosto riconosciuta. Poiché 
lei a questo punto del discorso non sa ancora nulla del 
bassorilievo, è chiaro che le parole di Hanold le procurano 
un malinteso, ma subito ella si riprende. Ci sembra soltanto 
che alcuni dei suoi discorsi abbiano un doppio senso e, nei 
rapporti col sogno, intendano anche qualche cosa di reale 
e di presente, cosi p. es. quando ella deplora che non gli 
sia riuscito a suo tempo di trovare per la strada il modo 
di camminare della Gradiva. „Che peccato! Forse non sarebbe 
stato necessario che tu facessi il lungo viaggio fino a qui." 
<G. p. 89). Ella apprende anche che egli ha dato il nome di 
Gradiva al suo bassorilievo e gli dice il suo vero nome che 



22 

è Zoe. „ìì nome ti sta assai bene, ma mi sembra quasi 
un'amara beffa, perchè Zoe significa vita." .Bisogna adattarsi 
all'inevitabile"; risponde ella, „e io mi sono abituata già da 
lungo tempo a esser morta." Con la promessa di essere 
l'indomani a mezzogiorno di nuovo nello stesso luogo, ella 
si congeda da lui, dopo averlo ancora pregato di darle il 
ramo di asfodillo. „A coloro, cui sorride una miglior sorte 
si dà in primavera delle rose, per me però è proprio adatto 
il fiore dell'oblio, ricevuto dalla tua mano." (G. p. 9°)- 
Tristezza soltanto si conviene a una persona da tanto tempo 
morta, che per brevi ore è ritornata alla vita. 

Noi cominciamo ora a comprendere e ad attingere una 
speranza. Se la giovane sotto le cui spoglie la Gradiva è di 
nuovo risorta, accetta così completamente il delirio di Hanold, 
è probabile che ella lo faccia per liberarlo dallo stesso. Non 
è aperta nessun'altra via a ciò ; contraddicendolo ci si chiude- 
rebbe ogni possibilità di farlo. Anche la cura seria di un 
tale stato nervoso nella realtà non potrebbe far altro che 
mettersi dapprima sul terreno di questo delirio, per poi 
studiare il delirio stesso più esaurientemente possibile. Se 
Zoe è la persona adatta a ciò, impareremo, studiandola, il 
modo come si cura un delirio simile a quello del nostro 
protagonista. Noi vorremmo anche sapere come si formi un 
delirio di tale specie. Sarebbe una cosa strana, ma pure 
tuttavia non senza precedenti, se cura e indagine del delirio 
coincidessero, e la spiegazione dello sviluppo dello stesso 
venisse data appunto durante lo sciogliersi del medesimo. Ci 
balena già ora la possibilità che il nostro caso patologico 
possa finire in una .solita" storia d'amore; ma non bisogna 
disprezzare l'amore quale virtù contro il delirio; non è forse 
l'ossessione del nostro eroe per il bassorilievo della Gradiva 
anche essa un vero inamoramento, seppure ancora rivolto al 
passato e all'inanimato? 

Dopo la scomparsa della Gradiva eccheggia ancora una 
volta da lontano qualcosa come un grido giocondo di un 



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23 

uccello che vola sulle rovine della città. Hanold raccoglie 
alcunché di bianco che la Gradiva ha dimenticato; non già 
un papiro, ma un libro di schizzi con disegni a matita di 
diverse impressioni di Pompei. Noi diremmo essere un pegno 
del suo ritorno il fatto che ella ha dimenticato in quel punto 
quel libretto, poiché noi affermiamo che non si dimentica 
nulla senza un segreto motivo. 

Il resto del giorno procura al nostro Hanold ogni 
genere di scoperte e dimostrazioni meravigliose che egli 
dimentica di riunire in un tutto. Nel muro del portico ove 
è sparita la Gradiva scorge oggi una stretta spaccatura che 
pure è abbastanza larga per lasciar passare una persona 
particolarmente slanciata. Egli riconosce che la Zoe-Gradiva 
non abbisogna di sprofondare qui nel terreno, cosa anzi che 
egli trova così irragionevole da vergognarsi di averla creduta 
finora, ma egli comprende che ella abbia seguito quella via 
per ritornare nella sua tomba. Gli sembra che una lieve 
ombra si spenga alla fine della via delle tombe davanti alla 
cosidetta villa di Diomede. Preso d'ebrezza come il dì 
innanzi e occupato con i medesimi problemi, egli si aggira 
senza mèta nei dintorni di Pompei. Egli pensa di qual 
costituzione corporea possa essere la Zoe-Gradiva e se si 
possa sentire qualche sensazione toccando la di lei mano. 
Uno strano impulso lo spingeva al proponimento di fare 
questa prova e pure un riguardo egualmente forte per la 
Gradiva lo tratteneva dal fare ciò anche nella propria 
immaginazione. Su di un pendìo fortemente soleggiato egli 
incontrò un signore in età, che dal suo abbigliamento 
appariva un zoologo o un botanico e che pareva occupato 
nelle sue ricerche. Questi si rivolse a lui e gli chiese: „Si 
interessa anche Lei della Faraglionensis? Prima non lo avrei 
affatto supposto, ma ora mi sembra verosimile che essa non 
si trovi soltanto sui Faraglioni di Capri, ma che cercando 
con pazienza si possa trovare anche 'sulla terra ferma. Il 
metodo indicato dal collega Eimer è veramente buono; io 



24 

l'ho adottato già diverse volte col migliore successo. La prego 
di restare fermo, fermo." (G. p. 96.) L'interlocutore tacque 
e tese un laccio fatto da un lungo filo d'erba davanti a una 
fessura della roccia, dalla quale sbucò la testolina azzurreggiante 
di una lucertola. Hanold abbandonò il cacciatore di lucertole, 
considerando nella sua mente a mala pena credibile quali 
propositi pazzeschi e meravigliosi potevano indurre la gente 
a fare il lontano viaggio fino a Pompei; nella qual critica 
egli naturalmente non includeva sé stesso né la sua intenzione 
di cercare nella cenere di Pompei le orme dei piedi della 

Gradiva. 

Il viso di quel signore gli parve del resto conosciuto 

come se egli lo avesse scorto alla sfuggita in uno dei due 

alberghi; anche il suo discorso sembrava rivolto a una 

persona conosciuta. Continuando nella sua peregrinazione, 

una via laterale lo condusse a una casa che prima egli non 

aveva scorto e che poi si accorse essere un terzo albergo 

chiamato , Albergo del Sole". Il trattore in quel momento 

disoccupato approfittò dell'occasione per raccomandare la 

sua casa e i tesori dissepolti in essa contenuti. Egli sostenne 

di essere stato pure presente al momento in cui nei pressi 

del foro furono trovati due amanti i quali conosciuta 

l'inevitabile rovina s'erano strettamente abbracciati e così 

uniti avevano aspettato la morte. Hanold aveva già sentito 

parlare, prima, di ciò e s'era stretto le spalle come se questa 

fosse stata l'invenzione di un ciarlone fantastico, ma oggi le 

parole del trattore risvegliarono in lui una credulità, che 

andò ancora aumentando quando questi andò a prendere un 

fermaglio di metallo rivestito di patina verde, che, a quanto 

egli diceva, sarebbe stato raccolto dalla cenere in sua 

presenza presso i resti di quella fanciulla. Egli comperò quel 

fermaglio senza qualche ponderazione critica e quando vide, 

nel lasciare l'albergo, su una finestra aperta un ramoscello 

d'asfodillo, la vista del fiore delle tombe gli parve una 

conferma per l'autenticità del suo nuovo possesso. 



25 

Con questo fermaglio però si era impadronito di lui 
un nuovo delirio o per meglio dire il vecchio delirio aveva 
acquistato nuovo terreno; apparentemente ciò non era un 
buon pronostico per la terapia incominciata. Nei pressi del 
foro era stata scavata una coppia d'amanti strettamente 
abbracciati ed egli aveva visto nel sogno la Gradiva proprio 
nei pressi del tempio d'Apollo nell'atto di distendersi per 
dormire. Non sarebbe stato possibile che ella in realtà fosse 
andata ancora più avanti del foro per trovarsi con qualcuno, 
con cui fosse poi morta assieme? Da questa supposizione 
scaturì un sentimento tormentoso che noi forse osiamo 
paragonare alla gelosia. Egli fece tacere questo sentimento 
pensando alla ricercatezza di una tale combinazione e potè 
ricomporsi al punto di recarsi a cena all'Hotel Diomede. Due 
nuovi ospiti, maschio e femmina, che egli ritenne fratello e 
sorella causa una certa somiglianza e ad onta del differente 
colore dei capelli, attirarono la sua attenzione. Questi due 
erano i primi che egli incontrò nel suo viaggio, dai quali 
ritrasse un'impressione favorevole. Una rosa rossa di Sorrento 
che portava la fanciulla risvegliò in lui un vago ricordo, ma 
egli non potè comprenderlo. Finalmente andò a letto e 
sognò; il suo sogno era strano ed insensato, ma chiaramente 
affastellato dagli avvenimenti della giornata. „In un certo 
luogo al sole sedeva la Gradiva e faceva un laccio con un 
filo d'erba per acchiapparvi una lucertola e, ciò facendo, 
diceva: ,Ti prego di restare fermo, fermo, la collega ha 
ragione, il metodo è veramente buono ed essa lo ha 
adoperato col miglior resultato.' u Egli si difese contro questo 
sogno già nel sonno stesso osservando che questo era piena 
pazzia e gli riuscì di liberarsi dal sogno con l'aiuto di un 
uccello invisibile che emise un breve grido giocondo e si 
portò via nel becco la lucertola. 

Ad onta di questo sogno che ha alcunché di spiritico, 
egli si svegliò con la mente più chiara e più sveglia. Un 
cespuglio di rose che aveva fiori di quella stessa specie che 



26 

aveva visto il giorno prima sul petto di quella giovane, gli 
fece venire alla memoria che nella notte qualcuno aveva 
detto che di primavera si offrono le rose. Egli colse 
involontariamente alcune rose e a queste doveva esser 
congiunto qualche cosa che esercitò un effetto di sollievo 
nella sua mente. Liberato dalla sua misantropia egli si avviò 
a Pompei, per la solita strada, con le rose, il fermaglio di 
metallo ed il libro di schizzi, avendo la mente occupata di 
diversi problemi, che si riferivano alla Gradiva. Il vecchio 
delirio era già diventato meno resistente, egli dubitava già 
che ella potesse trovarsi a Pompei non solo nell'ora meridiana 
ma anche in altre ore. Il tono del delirio si era spostato 
verso l'idea che s'è svolta da ultimo e la gelosia ad essa 
congiunta lo tormentava in ogni modo possibile. Egli avrebbe 
quasi desiderato che l'apparizione fosse visibile soltanto ai 
suoi occhi e si sottraesse agli sguardi degli altri; in quel 
modo egli avrebbe potuto considerarla sua proprietà 
esclusiva. Durante i suoi giri senza mèta nell'aspettativa del 
mezzodì fece un incontro sorprendente. Nella casa del fauno 
egli vide due figure, in un cantuccio, che speravano di non 
venir scoperte, perchè stavano avvinte con le braccia e con 
le bocche congiunte. Con meraviglia egli riconobbe la 
simpatica coppia della sera innanzi. Ma per esser fratello e 
sorella gli parve il loro contegno, il loro abbraccio e il loro 
bacio di troppo lunga durata; dunque si trattava pure di 
una coppia di amanti od anzi di una coppia di sposi in 
viaggio di nozze. Cosa strana, questo spettacolo non eccitò 
in lui nessun altro sentimento che di piacere ; e, riguardoso, 
come se avesse disturbato un atto di devozione segreta, si 
ritirò inosservato. Un sentimento di rispetto che gli era 
mancato da lungo tempo si era di nuovo formato in lui. 

Arrivato davanti alla casa di Meleagro lo colse ancora 
una volta la paura di trovare la Gradiva in compagnia di 
un altro, in modo tanto forte che egli non seppe salutare 
la sua apparizione in altro modo che con la domanda: «sei 



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tu sola?" Con difficoltà egli si lascia far venire alla 
coscienza, da lei, che egli aveva colto per lei le rose e le 
confessa l'ultima idea delirante: che ella sia stata la fanciulla 
che s'era trovata nel foro in abbraccio amoroso e alla quale 
era appartenuto il fermaglio verde. Non senza ironia ella 
gli chiede se ha trovato quell'oggetto al sole. Questo può 
effettuare ogni qualità di cose. Per guarirlo dal capogiro di 
cui confessa di soffrire, ella gli offre di dividere con lui la 
sua parca colazione e gli porge la metà di un panino bianco 
avvolto in carta velina di cui l'altra metà mangia ella stessa 
con visibile appetito. In questo atto risplendono i di lei denti 
perfetti, fra le sue labbra, e causano nel mordere il panino 
uno scricchiolio leggero. Alla sua frase: „mi sembra quasi 
di aver già una volta mangiato così assieme il nostro pane 
duemila anni fa. Non ti puoi tu ricordare di ciò?" (G. p. 118) 
egli non seppe dare alcuna risposta, ma il senso di benessere 
datogli dal cibo e tutti i segni di reale presenza che ella gli 
diede non mancarono il loro scopo verso di lui. La ragione 
si destò in lui e mise in dubbio la sua idea delirante che la 
Gradiva fosse soltanto uno spettro di mezzodì ; naturalmente 
contro di ciò si poteva opporre che ella aveva detto proprio 
allora di aver diviso con lui la colazione già duemila anni 
prima. In tal conflitto gli venne in mente quale mezzo di 
decisione un esperimento che egli eseguì con scaltrezza e 
con rinnovellato coraggio. La mano sinistra della fanciulla 
posava tranquilla con le sue dita sottili su d'un ginocchio, e 
una delle mosche della cui audacia e inutilità egli si era 
prima tanto irritato si posò su questa mano. D'un tratto la 
mano di Hanold si levò per abbassarsi con un colpo niente 
affatto gentile sulla mosca e sulla mano della Gradiva. 

Un duplice risultato gli fruttò quest'audace esperimento, 
dapprima la lieta persuasione di aver toccato una mano 
umana indubbiamente reale, viva e calda, poi anche un 
rimprovero, per lo spavento del quale egli si alzò di scatto 
dallo scalino dove era seduto. Che dalle labbra della Gradiva 



28 

risuonarono dopo ch'ella si fu rimessa dalla sua sorpresa, le 
parole: „È chiaro che tu sei pazzo, Norberto Hanold." 11 
chiamare un dormente o un sonnambulo col proprio nome 
è notoriamente il mezzo migliore per risvegliarlo. Quale 
conseguenza abbia portato a Norberto Hanold il sentir 
chiamare dalla Gradiva il proprio nome, che egli non aveva 
comunicato a nessuno in Pompei, non si potè purtroppo 
osservare. In quel momento critico apparve dalla casa del 
fauno quella simpatica coppia e la giovane signora esclamò 
con piacevole sorpresa: «Zoe, anche tu sei qui, e tu pure in 
viaggio di nozze? Di ciò non mi hai scritto neppure una 
parola!" Di fronte a questa nuova prova della reale esistenza 
della Gradiva Hanold prese la fuga. 

La Zoe-Gradiva non rimase troppo piacevolmente sor- 
presa dall'inaspettata visita che la disturbava da un lavoro, 
che, come sembra, per lei era molto importante. Ma, presto 
rimessa risponde alla domanda con un discorso corrente col 
quale ella schiarisce la situazione all'amica, ma più ancora 
a noi, ed in tal modo riesce a liberarsi dalla giovane coppia. 
Si congratula con loro e in pari tempo afferma di non essere 
in viaggio di nozze. „I1 signore che andò via in questo 
momento è travagliato da una strana fantasia, mi sembra 
che egli creda di aver una mosca nel cervello; e infatti 
ognuno di noi vi ha dentro un qualche animale di quella 
specie. È naturale che io comprenda un pò di entomologia e 
perciò in questi casi posso essere di qualche utilità. Mio 
padre ed io abitiamo all'albergo al sole; anch'egli ebbe un 
attacco improvviso di sole e nello stesso tempo la buona 
idea di portarmi con sé alla condizione che io mi fossi 
intrattenuta da sola a Pompei e non avessi sollevato nessuna 
pretesa sulla sua compagnia. Io mi dissi che avrei saputo 
scavare anch'io da sola qualche cosa d'interessante. Ma sulla 
fortuna di trovare quello che ho trovato, — intendo la for- 
tuna di trovare te, Gisa, non avevo fatto calcolo." (G. p. 124.) 
Ma ora ella deve andare presto via per fare compagnia a 



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29 
suo padre alla tavola al .Sole". E così ella si allontana dopo 
essercisi presentata per figlia dello zoologo e del cacciatore 
di lucertole e dopo averci confessato con ogni genere di 
doppi sensi il suo metodo di cura e ancora altre sue inten- 
zioni segrete. Però la direzione che ella prese non era quella 
dell'albergo al sole dove la aspettava suo padre, ma sembrava 
anche a lei che nei dintorni della villa di Diomede un'ombra 
cercasse il suo tumulo e sparisse sotto uno dei sepolcri e 
perciò diresse il suo cammino verso la strada dei sepolcri, 
ponendo a ogni passo la punta del piede in posizione quasi 
perpendicolare. Là s'era rifugiato nella sua vergogna e nel 
suo smarrimento Hanold e andava su e giù senza tregua 
nel portico del giardino, occupato a risolvere con sforzi 
mentali il resto del suo problema. Una cosa gli era venuta 
indubbiamente chiara e cioè che egli era stato completamente 
senza senno e senza ragione credendo di aver trattato con 
una giovane pompeiana ritornata in vita più o meno corporea 
e questa chiara visione della sua follia era indubbiamente un 
notevole progresso nella via del ritorno alla ragione. Ma 
d'altronde questa vivente, con la quale si incontravano anche 
altri come con un essere di uguale costituzione fisica, era 
la Gradiva ed ella conosceva il suo nome e per risolvere 
questo enigma la sua ragione appena ridestata non si sentiva 
forte abbastanza. Anche per quanto riguardava il sentimento 
non si sentiva calmo abbastanza per essere all'altezza di un 
compito così difficile, che avrebbe preferito di essere stato 
sepolto duemila anni prima nella villa di Diomede, pur d'essere 
sicuro di non incontrare mai più la Zoe-Gradiva. 

Una violenta nostalgia di rivederla combatteva frattanto 
contro il residuale desiderio di fuga, che era rimasto ancora 
in lui. 

Nel mentre girava un angolo della loggia egli balzò 
improvvisamente ; su di un muro diroccato sedeva una delle 
fanciulle che avevano trovata la morte qui nella villa di 
Diomede. Questo era però l'ultimo tentativo, poi presto 



3° 

respinto, di ridarsi in braccio al suo delirio; poiché questa 
fanciulla era la Gradiva venuta evidentemente per prodigargli 
l'ultima parte della sua cura. Ella interpretò giustamente il 
suo primo moto istintivo come un tentativo di abbandonare 
quel luogo e gli dichiarò ch'egli non potrebbe scappare 
perchè fuori aveva principiato a scrosciare un temporalone 
terribile. Ella cominciò l'esame crudelmente con la domanda, 
che intenzione egli abbia avuto nel colpire la mosca sulla 
sua mano. Egli non trovò il coraggio di continuare a darle 
del tu, ma sì, di farle la domanda decisiva e di maggior 
valore: „lo era — come qualcuno ha detto — un pò confuso 
in testa e domando scusa d'avere in tal modo la mano — 
come potei essere così insensato, non lo posso comprendere 

non lo sono nemmeno in grado di comprendere, come 

la padrona di quella mano abbia potuto rinfacciarmi la mia 

mia storditezza, chiamandomi per nome." (G. p. 134.) 

,, Tanto dunque non è ancora progredita la tua lucidità, 
Norberto Hanold. Non me ne posso tuttavia meravigliare 
perchè tu mi hai da lungo tempo abituata a ciò. Per fare 
di nuovo quest'esperienza non mi sarebbe occorso di venire 
a Pompei e tu avresti potuto confermarmi ciò oltre 100 miglia 

più vicino." 

.Oltre cento miglia più vicino; dirimpetto la tua abi- 
tazione nella casa d'angolo sulla mia finestra c'è una gabbia 
con un canarino," così essa si svela a lui, che ancor sempre 
non comprende nulla. 

Quest'ultima parola colpisce l'ascoltatore come un ricordo 
molto lontano. È pure questo l'uccello il cui canto lo decise 
a compiere il suo viaggio in Italia. 

„In quella casa abita mio padre, il professore di 
zoologia Riccardo Bertgang." 

Essendo ella sua vicina conosceva la sua persona e 
il suo nome e ci minaccia quasi una disillusione in 
causa di una soluzione troppo facile, non degna delle nostre 
aspettative. 



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31 

Norberto Hanold non mostra ancora alcuna indipendenza 
riacquistata del pensiero, quando egli ripete: «Allora è Lei 
— è Lei la signorina Zoe Bertgang, ma ella aveva allora 
tutt'altre sembianze ..." 

La risposta della signorina Bertgang mostra poi che 
erano esistite ancora altre relazioni oltre che quelle di 
vicinato fra loro due. Ella sa interporsi a favore del B tu a 
confidenziale che egli aveva naturalmente rivolto allo spirito 
del mezzodì, ma che aveva di nuovo ritirato dalla donna 
vivente, ma per il quale ella fa valere dei vecchi diritti. „Se 
tu trovi più adatto che ci diamo del Lei. posso farlo anch'io, 
ma il tu mi veniva più spontaneo alle labbra. Io non ricordo 
più se prima quando noi correvamo amichevolmente attorno 
insieme e delle volte per diversivo ci scambiavamo pugni e 
calci, non so se io avevo allora un altro aspetto. Ma se lei 
negli ultimi anni m'avesse rivolto una sola volta uno sguardo 
d'attenzione, forse i suoi occhi avrebbero compreso, che io 
ho già da parecchio tempo Io stesso aspetto." 

Un'amicizia infantile e forse anche un amore infantile 
era dunque esistito fra quei due e per questo fatto il «darsi 
del tu", era una cosa legittima. Non è dunque questa soluzione 
ugualmente superficiale della prima! Però la spiegazione 
diventa molto più profonda quando vediamo che questa 
relazione infantile chiarisce in modo insospettato diversi 
particolari di ciò che era accaduto durante gli ultimi rapporti 
di quei due. Quel colpo sulla mano della Zoe-Gradiva che 
Norberto Hanold razionalizza così bene col bisogno di sciogliere 
con un esperimento decisivo il dubbio sulla reale esistenza 
dell'apparizione non ha d'altra parte anche una strana 
rassomiglianza col risveglio dell'impulso di scambiarsi «pugni 
e calci", impulso il cui predominio nell'infanzia ci viene 
attestato dalle parole di Zoe? E se la Gradiva rivolge 
all'archeologo la domanda „se non gli sembra d'aver già una 
volta duemila anni prima diviso così con lei la sua colazione" 
non diventa forse questa domanda incomprensibile improv- 



32 

vistamente chiara, se noi al passato storico sostituiamo il 
passato personale ossia di nuovo l'infanzia, i cui ricordi 
sembrano essere ancora vivi nella fanciulla e invece dimenti- 
cati dal giovane? Non ci balena forse improvvisamente il 
pensiero che le fantasie del giovane archeologo sulla sua 
Gradiva possano essere l'eco di questo ricordo d'infanzia 
dimenticato? Allora queste non sarebbero dunque produzioni 
volontarie della sua fantasia, ma determinate senza ch'egli 
lo sappia da materiale in lui esistente, dimenticato, ma 
ancora attivo, delle impressioni d'infanzia. Noi dobbiamo 
poter dimostrare singolarmente queste origini delle fantasie, 
se anche soltanto con supposizioni. Se p. es. la Gradiva deve 
essere assolutamente di origine greca, la figlia di un uomo 
riguardevole, forse di un sacerdote di Cerere, così questo 
non starebbe in dissonanza con l'effetto derivato dalla 
conoscenza del suo nome greco di Zoe e col fatto che ella 
appartiene alla famiglia di un professore di zoologia. Ma se 
le fantasie di Hanold sono ricordi trasformati, noi dobbiamo 
aspettarci di trovare nelle comunicazioni di Zoe Bertgang le 
vie per arrivare alle fonti di queste fantasie. Stiamo attenti ; 
ella ci raccontò di un'amicizia intima d'infanzia; ora appren- 
deremo quale ulteriore sviluppo ebbe presso questi due 
questo rapporto infantile. 

„ Allora, circa fino al tempo, nel quale, non so perchè, 
ci si chiama «frutti acerbi", m'era veramente abituata ad 
un attaccamento strano verso la sua persona e credevo di 
non poter mai al mondo trovare un amico più piacevole di 
Lei. Io non avevo né madre, né sorella né fratello, per mio 
padre era molto più interessante di me una „caecilia" con- 
servata nello spirito; e qualche cosa deve pur avere anche 
una fanciulla con cui occupare i propri pensieri e tutto ciò 
che ad essi si riferisce. Questo qualche cosa era Lei quella 
volta, ma quando Ella venne sopraffatto dall'archeologia, feci 
la scoperta che — tu — mi perdoni, ma il darsi del Lei mi 
sembra cosa troppo di cattivo gusto e non si addice neanche 



~-9=* 



a ciò ehm voglio esprimere - volevo dire che risultò che 
tu eri divenuto un uomo impossibile, che almeno per me 
non avevi né occhi né parole né quei ricordi della nostra 
giovinezza, che in me erano rimasti fissati. Perciò appunto 
io avevo un altro aspetto di prima, che se qualchevolta mi 
trovavo con te in società, ciò accadde una volta anche 
nell'inverno passato, tu non mi vedevi neppure, e nemmeno 
m'era dato di sentire la tua voce, ciò che non era del resto 
un'eccezione per me, perchè facevi lo stesso con tutte le 
altre. Io ero per te meno che niente, e tu eri col tuo ciuffo 
biondo, che prima ti avevo tanto spesso arruffato, così noioso, 
inaridito e taciturno come un cacatua imbalsamato e nello 
stesso tempo così grande come un, come un . . . archaeopteryx, 
si si, così si chiama quel mostruoso uccello antidiluviano, 
che fu dissepolto. Però che la tua mente abbia potuto avere 
una così grandiosa fantasia di considerare qui in Pompei 
anche me per qualche cosa di dissepolto e divenuto di nuovo 
vivo — questo non avevo supposto di te, e quando improv- 
visamente ed inaspettato mi apparisti, mi costò dapprima 
abbastanza fatica il comprendere, qual incredibile delirio 
fosse stato creato dalla tua mente. Poi la cosa mi divertì e 
piacque abbastanza ad onta della sua pazza stranezza, poiché 
come già dissi, questo non avevo supposto di te." 

Così ella ci spiega dunque abbastanza chiaramente che 
cosa era divenuta quella amicizia degli anni infantili col 
passare del tempo. Per lei l'amicizia assunse il carattere di 
un tenero innamoramento, poiché le fanciulle devono pure 
avere un oggetto a cui dedicare il loro cuore. La signorina 
Zoe, la personificazione della saggezza e della chiarezza di 
mente ci mostra apertamente anche la sua vita psichica. Se 
è regola generale per la fanciulla normale il rivolgere il 
proprio affetto dapprima al padre, ella, che non aveva nella 
sua famiglia nessun'altra persona che il padre, era più che 
mai pronta a far ciò. A questo padre però non rimaneva 
nulla per lei perchè gli obbiettivi della sua scienza avevano 

3 






34 

occupato tutto il suo interesse. Perciò ella dovette cercare 
un'altra persona del suo contorno e si attaccò con speciale 
affezione al suo compagno d'infanzia. Allorché anche 
questi non ebbe più occhi per lei, questo fatto non 
disturbò il suo amore, anzi lo fece diventare più grande, 
poiché egli era divenuto uguale al di lei padre, come questo 
immerso nella scienza e, per mezzo della stessa, tenuto 
lontano dalla vita reale e da Zoe. Così le era permesso di 
restare ancora fedele nell'infedeltà, di ritrovare il padre 
nell'amato, di rivolgere a tutti due quello stesso affetto, 
oppure, possiamo dire, di identificare tutti due nel suo 
sentimento. Da dove prendiamo noi la giustificazione per 
questa piccola analisi psicologica che facilmente potrebbe 
apparire una sublimazione di sé stessa? Il poeta ce l'ha 
data in un solo ma molto caratteristico dettaglio. Quando 
Zoe descrive il cambiamento, per lei tanto rattristante, del 
suo compagno d'infanzia, lo offende con un paragone: con 
l'archaeopteryx, quell'uccello mostruoso che appartiene alla 
zoologia archeologica. In tal modo ella ha trovato un'unica 
espressione concreta per identificare tutte due persone e la 
sua ira colpisce l'amato e il padre con la stessa parola. 
L'Archaeopteryx è per così dire l'immagine di compromesso 
nel quale si incrocia il pensiero della pazzia dell'amato col 
pensiero di quella analoga del padre. 

Altrimenti si svolsero le cose per il giovane. L'ar- 
cheologia lo sopraffece e gli lasciò libero soltanto l'interes- 
samento per donne di pietra e di bronzo. L'amicizia degli 
anni infantili tramontò invece che tramutarsi in passione ed 
i ricordi di questa andarono in una dimenticanza così pro- 
fonda da non riconoscere e non osservare più la sua amica 
d'infanzia quando la incontrava in società. Veramente se noi 
guardiamo con maggior attenzione, dobbiamo sentirci in 
dubbio se , dimenticanza" sia l'espressione psicologica esatta 
per la sorte di questo ricordo nel nostro archeologo. Esiste 
una qualità di dimenticare che si caratterizza dalla difficolta 



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35 
con la quale il ricordo viene risvegliato anche da forti 
ncniam. esterni come se una resistenza interna si opponesse 
al risorgere del ricordo stesso. A questo genere di dimenti- 
care tu dato nella psicopatologia il nome di «rimozione"; il 
caso che ci ha presentato il nostro poeta sembra essere un 
tal esempio di rimozione. Ora noi non sappiamo generalmente 
se il dimenticare un'impressione sia congiunto allo sparire 
nella vita psichica di ogni traccia di ricordo dell'impressione 
stessa; della „ rimozione- però possiamo dire con certezza 
che essa non coincide con lo sparire, con lo spegnersi del 
ricordo. La cosa rimossa non si può, a rigore, imporre senz- 
altro come ricordo, ma resta pronta ad agire ed a produrre 
effetti e fa sorgere un bel giorno, sotto l'influenza di una 
causa esterna, delle conseguenze psichiche, che si possono 
concepire quali prodotti di trasformazione e derivazione del 
ricordo dimenticato e che restano incomprensibili se non 
vengono percepiti in questo modo. Nelle fantasie di Norberto 
Hanold sulla Gradiva noi credemmo già di riconoscere i 
derivati dei suoi ricordi rimossi della sua amicizia degli anni 
infantili con Zoe Bertgang. Con speciale regolarità si deve 
aspettare un tal ritorno delle cose rimosse, quando alle 
impressioni rimosse resta attaccato il sentimento erotico di 
una persona, quando la vita amorosa della persona stessa e 
stata colpita dalla rimozione. Allora si può dar ragione al 
vecchio detto latino che forse originariamente è coniato per 
I espulsione a mezzo di cause esterne, non per conflitti 
interni: Naturam furca expellas, semper redibit. Ma questo 
detto non dice tutto, annunzia soltanto il fatto reale del 
ritorno di un pezzo di natura rimossa e non descrive il modo 
veramente meraviglioso di questo ritorno che avviene come 
per un tradimento insidioso. Proprio quello che è stato 
scelto quale mezzo di rimozione — come la,furca"del 
proverbio — diventa il tramite di quello che ritorna; nel 
mezzo e dietro a ciò che rimuove si fa infine vittoriosamente 
strada la cosa rimossa. Una nota acqua forte di Felicien R p s 

3* ' 



36 

illustra questo fatto così poco osservato e tanto degno di 
considerazione più chiaramente di quello che potrebbero 
fare molte spiegazioni e cioè nel tipico caso della rimozione 
nella vita dei santi e penitenti. Un monaco asceta, si è 
rifugiato — certo scappando dalle tentazioni del mondo — 
a piedi di un crocefisso. Poi cade questa croce nell'ombra 
e raggiante si solleva al suo posto e in vece sua l'immagine 
di una fiorente donna nuda nella stessa posizione della cro- 
cifissione. Altri pittori di minore acume psicologico hanno 
posto in simili rappresentazioni della tentazione il peccato 
ardito e trionfante in una qualsiasi posizione vicino al 
redentore. Rops solo gli fece prendere il posto del redentore 
stesso sulla croce; sembra che egli abbia saputo che la 
cosa rimossa nel suo ritorno sorge dalla cosa stessa che 

rimuove. 

Vale la pena di soffermarsi su questo argomento per 
persuadersi in casi di malattia, quanto delicata sia la vita 
psichica di un uomo in stato di rimozione per l'avvicinamento 
alle cose rimosse e come bastino lievi e insignificanti ras- 
somiglianze perchè la stessa giunga all'effettuazione dietro 
alla cosa che rimuove e per mezzo della stessa. Io ebbi una 
volta occasione di occuparmi quale medico di un giovane, 
quasi un ragazzo, che dopo aver appreso involontariamente 
per la prima volta il procedimento sessuale, era rifuggito da 
tutti i desideri che cominciava a sentirsi e s'era servito 
perciò di un vero mezzo di rimozione, aveva aumentato la 
sua diligenza nello studio, esgerato l'attaccamento infantile 
verso la madre ed assunto in tutto un comportamento infantile. 
Non voglio qui spiegare come proprio nel rapporto con la 
madre si sia fatto di nuovo strada la sensualità rimossa, ma 
voglio descrivere il caso più raro e più strano, come cioè 
un'altra delle sue fortificazioni sia crollata per un motivo 
appena sufficente da riconoscere per tale. Quale distrazione 
dalle cose sessuali gode la matematica la più gran rinomanza ; 
già J. J. Rousseau s'era inteso consigliare da una signora 



37 
che non era contenta di lui : Lascia le donne e studia la 
matematica. Così anche il nostro fuggitivo si rifugiò con 
speciale zelo in grembo alla matematica e alla geometria 
imparata a scuola, fino a che la sua forza di comprensione 
un giorno si paralizzò improvvisamente davanti ad alcuni 
compiti apparentemente semplici. Di due di questi compiti 
si potè ancora assodare le parole letterali: Due corpi si 
urtano, l'uno con la celerità . . . ecc. e: in un cilindro del 
diametro m. è da iscriversi un cono . . . ecc. In seguito a 
questa allusione per un altro certamente non evidente 
dell'attività sessuale, egli si sentì tradito anche dalla mate- 
matica e fuggì pure da questa. 

Se Norberto Hanold fosse un personaggio tolto dalla 
vita, che avesse scacciato l'amore e il ricordo della sua 
amicizia degli anni infantili per mezzo dell'archeologia, 
sarebbe regolare e corretto che proprio un antico bassorilievo 
avesse risvegliato in lui il ricordo dimenticato di colei che 
aveva amato con sentimenti infantili; e sarebbe sua sorte 
bene meritata l'innamorarsi nella figura di pietra della 
Gradiva, dalla quale traspare per mezzo di una non 
spiegata somiglianza la Zoe vivente e da lui dimenticata. 
La signorina Zoe sembra dividere pure lei il nostro 
parere sul delirio del giovane archeologo, perchè il compia- 
cimento che ella manifesta alla fine della sua „ filippica 
esauriente ed istruttiva" non si può motivare in altro modo 
che con la disposizione d'animo di attirare il di lui interesse 
per la Gradiva e già da bel principio sulla sua persona. 
Questo era appunto ciò che ella non si sarebbe aspettata da 
lui e ciò che ella pure riconobbe per tale ad onta di tutte 
le metamorfosi create dal delirio. Per lui però il trattamento 
psichico da parte di lei aveva ottenuto in pieno il suo 
risultato benefico; egli si sentiva libero, poiché ormai il 
delirio era sostituito da quella cosa, della quale il delirio 
non poteva essere altro che un'immagine deformata ed 
insufficente. Infatti egli non esitava ora più a ricordarsi ed 



38 

a riconoscere in lei la sua buona, allegra e saggia compagna, 
che in fondo non si era affatto cambiata. Ma qualchecosa 
d'altro egli trovò veramente strano — 

n È strano che uno debba prima morire per diventare 

vivo," pensava la fanciulla, „ma per gli archeologi questo 
pure è necessario." (G. p. 141.) Evidentemente ella non gli 
aveva ancora perdonato la via indiretta che egli aveva preso, 
passando attraverso l'archeologia per arrivare dall'amicizia 
degli anni infantili alla nuova relazione che stava per 

sorgere. 

„No, intendo il tuo nome . . . Perchè Bertgang ha lo 
stesso significato di Gradiva e vuol dire, colei che risplende 
nel camminare". (G. p. 142.) 

A ciò non eravamo nemmeno noi preparati. 11 nostro 
eroe comincia a sollevarsi dalla sua umiliazione e a prendere 
una parte attiva. È chiaro ch'egli è completamente guarito 
dal suo delirio, si sente superiore allo stesso e lo dimostra 
mentre rompe da sé solo gli ultimi fili del tessuto del suo 
delirio. Proprio così si comportano anche gli ammalati, ai 
quali è stata sciolta la coazione delle loro idee deliranti, 
scoprendo le cose rimosse che sotto a queste si nascondevano. 
Se questi hanno realmente compreso, portano da sé soli le 
soluzioni per gli ultimi e più importanti problemi della loro 
strana situazione con associazioni che sorgono improv- 
visamente. Noi abbiamo a suo tempo supposto che l'origine 
greca della leggendaria .Gradiva fosse un oscuro effetto del 
nome greco di Zoe, ma non abbiamo osato avvicinarci al 
nome stesso di „ Gradiva", lo avevamo anzi ritenuto come 
libera creazione della fantasia di Norberto Hanold. Ed ecco, 
che appunto questo nome si dimostra quale derivato, anzi 
quale traduzione del nome di famiglia rimosso dell'apparen- 
temente dimenticato amore d'infanzia. 

L'origine e lo scioglimento del delirio sono ora schiariti. 
Quello che fa adesso seguire il poeta, deve servire soltanto 
alla conclusione omogenea del racconto. Con riguardo al 



39 
futuro ci può soltanto commuovere dolcemente, che la 
riabilitazione di un uomo, il quale prima dovette rappresen- 
tare una parte così deplorevole, perchè bisognoso di cure 
ora progredisca e a lui finalmente riesca di far sorgere pure 
in lei qualcuno degli affetti ch'egli finora aveva sopportato. 
Cosi accadde ch'egli la rende gelosa nominando la simpatica 
signora che prima aveva disturbato il loro colloquio nella 
casa di Meleagro e confessandole che questa era stata la 
prima donna che gli era immensamente piaciuta. Se Zoe 
poi vuole prendere freddamente congedo con l'osservazione 
che ora tutto è ritornato alla ragione ed ella stessa non meno 
del resto; ch'egli poteva cercare di nuovo Gisa Hartleben, 
o come ora si chiamava per esserle utile scientificamente 
nell'occasione del di lei soggiorno a Pompei; che ella però 
deve adesso ritornare all'albergo al sole, dove il padre 
l'aspettava; che forse loro due si sarebbero veduti ancora 
una volta in qualche società in Germania o nella luna, allora 
egli potè prendere di nuovo a pretesto la mosca noiosa par 
impossessarsi prima della sua guancia poi delle sue labbra 
per mettere in opera l'aggressione che è dovere dell'uomo 
nel giuoco d'amore. Un'unica volta sembra ancora sorgere 
un'ombra sulla loro felicità, quando Zoe osserva che ora 
deve davvero andarsene da suo padre, il quale altrimenti 
morrebbe di fame al sole. „Tuo padre — cosa dirà — ?" 
(G. p. 147.) Ma la saggia fanciulla sa presto tranquillare 
quella pena: «Probabilmente non dirà nulla, perchè io non 
sono un pezzo indispensabile nella sua collezione zoologica; 
se io fossi tale forse il mio cuore non si sarebbe così stoli- 
damente attaccato a te." Ma se il padre eccezionalmente 
volesse essere di un'altra opinione di quella, ci sarebbe un 
mezzo sicuro. Basterebbe che Hanold si recasse a Capri, 
pigliasse là un lucertola faraglionense, per la qual cosa egli 
potrebbe far pratica col di lei dito mignolo, poi lasciasse 
qui in libertà l'animaletto per riprenderlo davanti agli occhi 
del zoologo e lasciargli la libera scelta fra la Faralionensis 



/ 



4 o 

in terra ferma e la propria figlia. Una proposta, nella quale, 
come si vede facilmente, è unita all'ironia l'amarezza e nello 
stesso tempo un ammonimento allo sposo di non tenersi 
troppo fedelmente all'esempio in seguito al quale l'amata lo 
ha prescelto. Norberto Hanold ci tranquillizza anche su 
questo punto, mentre ci mostra la grande trasformazione 
che è accaduta in lui con ogni genere di indizi apparente- 
mente insignificanti. Egli esprime il proponimento di fare 
con la sua Zoe il viaggio di nozze in Italia e a Pompei, 
come se egli non si fosse mai irritato causa le coppie in 
viaggio di nozze. Gli è completamente sparito dalla memoria 
tutto quello che egli aveva sentito contro quelle coppie 
felici, che in modo tanto inutile si erano allontanate più di 
dieci miglia dalla loro patria tedesca. Certo il poeta ha 
ragione se considera una tal debolezza di memoria come il 
più importante segno di un cambiato modo di pensare. Zoe 
risponde sentendo questo programma di viaggio del suo 
„amico d'infanzia in certo qual modo ugualmente dissepolto 
dalle rovine" (G, p. 150), che ella non si sentiva viva abba- 
stanza per prendere una decisione geografica. La bella realtà 
ha finalmente vinto il delirio, però a questo spetta ancora 
un ultimo posto di onore prima della partenza dei due da 
Pompei. Arrivati alla porta d'Ercole dove al principio della 
strada consolare un vecchio selciato s'incrocia sulla strada, 
Norberto Hanold si ferma e prega la fanciulla di precederlo. 
Ella lo comprendre e ^sollevando un pò con la sinistra 
l'abito, la Gradiva, rediviva Zoe Bertgang, circondata dagli 
sguardi profondi di sognatore di lui, nel suo modo di cam- 
minare tranquillo e agile, in mezzo allo splendore del sole, 
cammina sul selciato attraverso la strada". Col trionfo 
dell'amore viene ora riconosciuto ciò che nel delirio era 
propriamente bello e pregevole. 

Con l'ultimo paragone „ dell'amico d'infanzia dissepolto 
dalle rovine" il poeta ci ha messo in mano le chiavi del 
simbolo di cui si è servito il delirio del protagonista per 



4i 
mascherare il ricordo rimosso. Non esiste davvero alcuna 
migliore analogia per la rimozione, che contemporaneamente 
fa il psichico inaccessibile e conserva qualche cosa di lui, 
che il seppellimento simile a quello accaduto a Pompei e 
dal quale per opera della vanga la città potè di nuovo 
risorgere. Perciò il giovane archeologo dovette porre conia 
fantasia a Pompei l'originale del bassorilievo, che gli ricor- 
dava la sua dimenticata amica d'infanzia. Il poeta però aveva 
un buon motivo di insistere sulla pregevole somiglianza, che 
aveva trovato il suo fine sentire, fra un avvenimento psichico 
di un singolo e un singolo fatto importante nella storia 
dell'umanità. 









II. 



Veramente era soltanto nostra intenzione di esaminare 
con l'aiuto di alcuni metodi analitici i due o tre sogni che 
sono intercalati nel racconto della Gradiva; come avvenne 
dunque che noi ci lasciammo trascinare ad anatomizzare tutta 
la storia ed a esaminare gli avvenimenti psichici dei due 
personaggi principali? Questo non fu però una fatica inutile, 
bensì un necessario lavoro preparatorio. Anche se noi 
vogliamo comprendere i veri sogni di una persona reale, 
dobbiamo occuparci intensamente del carattere e degli avve- 
nimenti di questa persona, non soltanto di quelli successi 
immediatamente prima del sogno, ma anche indagare il suo 
passato remoto. Io credo anzi che noi non siamo liberi di 
rivolgerci al nostro vero compito, ma che dobbiamo ancora 
soffermarci sul lavoro poetico stesso ed esaurire ulteriori 
lavori preparatori. 

I nostri lettori avranno certamente osservato con sor- 
presa spiacevole che noi abbiamo finora trattato Norberto 
Hanold e Zoe Bertgang in tutte le loro espressioni e attività 
psichiche come se essi fossero individui reali e non creazioni 
del poeta, come se il genio del poeta fosse quasi una sostanza 
che lascia passare completamente i raggi di luce senza 
rifrangerli e senza intorbidarli. E tanto più sorprendente deve 
apparire il nostro procedere inquantochè il poeta rinunziò 
espressamente a far credere reale il suo racconto, chiamando 
il racconto stesso una fantasia. Noi troviamo però tutte le 
sue descrizioni improntate così fedelmente alla realtà, che 
noi non solleveremmo nessun'obbiezione, se la Gradiva non 



43 
si chiamasse una fantasia ma uno studio psichiatrico. Soltanto 
in due punti il poeta si è servito della libertà che gli stava 
a disposizione per creare delle premesse, che non sembrano 
avere radici nel terreno del reale ordine di cose. La prima 
volta, quando egli fa trovare al giovane archeologo un basso- 
rilievo indubbiamente antico che imita una persona vivente 
non soltanto nella singolarità della posizione del piede nel 
camminare, ma anche in tutti i dettagli della fisionomia e 
della corporatura, cosicché egli possa ritenere l'apparizione 
reale di questa persona per l'immagine di pietra divenuta 
viva. La seconda volta, quando egli gli fa incontrare la 
vivente proprio in Pompei, dove soltanto la sua fantasia 
aveva posto la trapassata, mentre egli si allontanava appunto 
per mezzo del viaggio a Pompei dalla vivente stessa che 
egli aveva osservato per la strada nel suo paese. Però questa 
seconda disposizione del poeta non è affatto una violenta 
deviazione dalla possibilità reale, essa chiede appunto soltanto 
l'aiuto al caso, che innegabilmente ha la sua parte in tanti 
eventi umani, e inoltre gli dà un buon significato, poiché 
questo caso rispecchia il fato, il quale ha destinato che 
appunto per mezzo della fuga si casca in balia di ciò, a cui 
si fugge. Più fantastica e perfettamente sorta dal libero 
arbitrio del poeta appare la prima premessa, che porta sopra 
di sé il peso di tutti gli altri avvenimenti e cioè la profonda 
rassomiglianza della figura di pietra con la fanciulla vivente, 
dove un esame spassionato vorrebbe limitare la coincidenza 
all'uguaglianza del modo di tenere il piede nel camminare. 
Si sarebbe tentati a questo punto di lasciar libero volo alla 
propria fantasia per l'allacciamento con la realtà. Il nome 
Bertgang potrebbe significare che le donne di questa famiglia 
già nei tempi antichi si fossero distinte per una tale speciale 
singolarità di bell'incedere e per discendenza diretta venire 
le' Bertgang germaniche da quelle romane, una delle quali 
avrebbe indotto l'artista antico a fermare in un'immagine di 
pietra la singolarità del suo passo. Ma poiché le singole 



44 

variazioni della razza umana non sono indipendenti le une 
dalle altre e realmente anche in mezzo a noi sorgono sempre 
di nuovo dei tipi antichi, che noi troviamo nelle collezioni 
d'arte, non sarebbe del tutto impossibile che una moderna 
Bertgang ripetesse la somiglianza con una sua antenata anche 
in tutti gli altri tratti della sua corporatura. Più saggio che 
una tale speculazione dovrebbe essere davvero l'informarsi 
direttamente dal poeta sulle fonti dalle quali gli è sgorgata 
questa creazione. In tal caso si avrebbe una bella prospettiva 
per ridurre a normalità un pezzo di presupposto arbitrio. 
Ma poiché non abbiamo libero l'accesso alle fonti della vita 
psichica del poeta, gli lasciamo incontestato il diritto di 
costituire uno svolgimento corrispondente alla vita reale sulla 
base di una premessa irreale, diritto questo di cui si è servito 
anche Shakespeare nel suo Re Lear. 

Del resto però, questo vogliamo accentuare, il poeta ci 
ha donato uno studio psichiatrico perfettamente corretto, al 
quale noi dobbiamo misurare la nostra falcoltà di capire la 
vita psichica, una storia di malattia e di terapia quasi desti- 
nata a stabilire certe leggi fondamentali della scienza psichi- 
atrica. Abbastanza strano che il poeta abbia fatto alcunché 
-di simile! Che pensare poi se egli, interrogato, venisse a 
negare energicamente una tale intenzione? È così facile creare 
delle somiglianze e fabbricare cose non vere; non siamo 
piuttosto noi che abbiamo trovato nel bel racconto poetico 
un significato che stava ben lontano dalle idee del poeta? 
Possibile; più tardi ritorneremo su questo punto. Per il 
momento abbiamo tentato di salvare noi stessi da un'inter- 
pretazione così tendenziosa, ripetendo il racconto quasi 
eslusivamente con le parole stesse del poeta e lasciando prov- 
vedere a lui stesso tanto il testo quanto il commento. Chi 
vuole confrontare la nostra riproduzione col testo della 
tradiva, ci dovrà concedere un tanto. 

Forse noi facciamo un cattivo servizio al nostro poeta 
nel giudizio della gran massa se battezziamo la sua opera 



r— 



45 
uno studio psichiatrico. L'opinione pubblica dice che il poeta 
deve stare lontano dalla psichiatria e lasciare ai medici la 
descrizione di condizioni psichiche patologiche. In realtà 
però nessun vero poeta ha mai osservato questa legge. La 
descrizione della vita psichica umana è il suo vero dominio; 
egli è sempre stato il precursore della scienza e così anche 
della psicologia scientifica. Però il confine fra le condizioni 
psichiche normali e le patologiche è da una parte così 
convenzionale e dall'altra talmente fluido, che probabilmente 
ognuno di noi lo sorpassa nel corso di una giornata parec- 
chie volte. D'altronde la psichiatria avrebbe torto se volesse 
limitarsi esclusivamente allo studio di quelle serie e fosche 
malattie, che sorgono da gravi danneggiamenti del delicato 
apparato psichico. Le deviazioni lievi ed appianabili dell'indi- 
viduo sano, che oggi noi non possiamo seguire più in là che 
fino ai perturbamenti nel giuoco delle forze psichiche, non 
sono meno importanti per la psichiatria; anzi appunto per 
mezzo di queste essa può comprendere la salute e i fenomeni 
delle malattie gravi. Così non può né il poeta sfuggire al 
psichiatra, né il psichiatra al poeta ed il trattamento poetico 
di un tema psichiatrico può, senza perdere la sua bellezza, 
riuscire corretto. 

Corretta è veramente questa rappresentazione poetica 
di una storia di malattia e di terapia che possiamo com- 
prendere meglio dopo finito il racconto e dopo soddisfatta 
la nostra aspettativa e che ora possiamo riprodurre coi 
termini tecnici della nostra scienza, nel quale lavoro non ci 
deve turbare la necessità di ripetere cose già dette. 

La condizione di Noberto Hanold viene dal poeta 
abbastanza spesso chiamata „ delirio" e anche noi non abbiamo 
alcun motivo per rigettare questa definizione. Due caratteri 
principali possiamo addurre del „ delirio" per mezzo del 
quale esso non viene bensì descritto esaurientemente, ma 
pure distinto chiaramente da altri disturbi. Dapprima esso 
appartiene a quel gruppo di condizioni patologiche, alle quali 






4 6 

non spetta un'immediata influenza sul corpo, ma che si 
esprimono soltanto con segni psichici, in secondo luogo esso 
è distinto dal fatto, che in lui delle fantasie hanno preso il 
sopravvento, ossia vengono credute e hanno un'influenza sul 
modo d'agire. Se ci ricordiamo del viaggio a Pompei, per 
cercare nella cenere le orme speciali della Gradiva, abbiamo 
in tal fatto un magnifico esempio di un'azione eseguita sotto 
il dominio del delirio. Il psichiatra forse metterebbe il delirio 
di Norberto Hanold nel grande gruppo della paranoia e lo 
chiamerebbe un' , erotomania feticistica", perchè per lui la 
cosa rimarchevole sarebbe l'innamoramento in una figura di 
pietra e perchè per il suo modo di vedere privo di senti- 
mentalismo, l'interesse del giovane archeologo per i piedi 
femminili e le posizioni degli stessi, deve apparire sospetto 
di .feticismo-. Infatti tutte le denominazioni e divisioni delle 
varie qualità di delirio, secondo il loro contenuto, hanno in 
sé qualche cosa di antipatico e di infruttuoso . 

Il severo psichiatra chiamerebbe subito degnato lì 
nostro eroe quale persona capace di sviluppare 
di una tale strana passione un delirio e cercheie 
ereditarie, che lo hanno inesorabilmente spinto a tale sorte. 
In ciò però il poeta non lo segue e a ragione. Egli ci vuole 
portare più vicino il protagonista e facilitarci il sentire con 
lui; con la diagnosi .degenerato", indifferente se giustificabile 
scientificamente o no, il giovane archeologo ci viene subito 
allontanato, perchè noi lettori siamo le persone normali e la 
misura dell'umanità. Anche le premesse ereditarie e costitu- 
zionali della situazione importano poco al poeta; in confronto 
egli si approfondisce nella situazione personale psichica, che 
può dare l'origine a un delirio. 

Noberto Hanold si comporta, in un momento importante, 
del tutto altrimenti che una persona normale. Egli non ha 

1 II caso di Noberto Hanold dovrebbe in realtà venir designato 
quale delirio isterico e non paranoico. I segni della paranoia qui non 
si trovano. 



47 
alcun interesse per la donna vivente; la scienza cui egli è 
soggetto gli ha tolto questo interesse per spostarlo verso 
donne di pietra o di bronzo. Non si ritenga ciò per una 
singolarità indifferente; essa è piuttosto la premessa del 
racconto, poiché un bel giorno avvenne che una singola di queste 
figure di pietra abbia fatto valere per sé tutto l'interesse, che di 
solito appartiene soltanto a una donna viva, e in tal modo 
è sorto il delirio. Davanti ai nostri occhi poi apparisce come, 
dopo guarito il delirio per mezzo di un felice avvenimento, 
l'interesse venga spostato di nuovo da una figura di pietra 
su una persona viva. Il poeta non ci fa seguire il modo come 
il nostro eroe sia giunto alla condizione di allontanarsi dalla 
donna; egli ci dice soltanto che un tal comportamento non 
è spiegato dalla sua predisposizione, che racchiude piuttosto 
alcunché di fantastico — e noi possiamo aggiungere erotico. 
Anche vediamo noi più tardi che egli nella sua infanzia non 
era differente degli altri bambini; egli aveva allora amicizia 
con una piccola faniulla, era indivisibile da lei e divideva 
con lei la sua merendina, la bastonava anche e si lasciava 
graffiare da lei. In tale attaccamento, in tale unione di tene- 
rezza e di aggresssività si manifesta l'immaturo erotismo 
della vita infantile, che manifesta i suoi effetti soltanto più 
tardi, ma allora irresistibilmente, e che durante l'infanzia viene 
riconosciuto come reale erotismo soltanto dal medico e dal 
poeta. Il nostro poeta ci fa capire chiaramente che anch' egli 
non la pensa diversamente, perchè anch'egli fa risvegliare 
nel suo protagonista al momento opportuno un vivo inter- 
esse per il modo con cui camminano e tengono il piede 
le donne, cosa questa che nella scienza e nelle donne del 
suo paese gli procura una nomea di feticista del piede, ma 
che a noi appare evidentemente una derivazione del ricordo 
della sua amica d'infanzia. Questa fanciulla mostrava certo 
già da bambina la particolarità del bel modo d'incedere, 
tenendo la punta del piede quasi verticale nel camminare 
e appunto raffigurando un simile passo, un antico bassori- 



48 

lievo di pietra acquista per Noberto Hanold più tardi un 
così grande significato. Del resto aggiungiamo subito che il 
poeta nella derivazione dello strano concetto del feticismo si trova 
in piena concordanza con la scienza. Dopo A. Binet noi 
tentiamo realmente di far derivare il feticismo da impressioni 
erotiche dell'infanzia. 

La condizione di allontanarsi stabilmente da una donna 
porta con sé la disposizione personale per la formazione di 
un delirio. Lo sviluppo del turbamento psichico incomincia 
dal momento nel quale un'impressione fortuita sveglia gli 
avvenimenti d'infanzia dimenticati e almeno in piccola parte 
d'intonazione erotica. Sveglia non è però certo la definizione 
esatta se noi consideriamo quello che segue. Noi dobbiamo 
riprodurre l'esposizione corretta del poeta in espressione 
psicologica scientifica. Norberto Hanold non si ricorda alia 
vista del bassorilievo che egli ha veduto una simile posizione 
del piede già nella sua amica d'infanzia; egli non si ncor a 
in genere di nulla, eppure tutti gli effetti del bassorilievo 
derivano da un allacciamento al ricordo d'infanzia. L'impres- 
sione dell'infanzia dunque si muove, viene resa attiva così 
da cominciare a dare i suoi effetti, però non viene alla 
coscienza: resta incosciente 11 , come noi oggi usiamo dire con 
un termine diventato inevitabile nella psicopatologia. Questo 
incosciente noi vorremmo veder tolto a tutte le dispute dei 
filosofi e filosofi naturali, dispute che non hanno altro signi- 
ficato che etimologico. Noi non abbiamo per il momento 
nessun altro nome per definire processi psichici che si 
comportano attivamente eppure non vengono alla cosc.enza 
della rispettiva persona; e nienfaltro che ciò noi intendiamo 
col nostro „ incosciente". Se alcuni pensatori ci vogliono 
contestare l'esistenza di un tal incosciente quale un contro- 
senso noi crediamo che essi non si siano ma. occupati del 
corrispondente fenomeno psichico, che essi si trov.no m 
balìa dell'esperienza ordinaria, che ogni cosa psichica che 
diventa attiva ed intensiva, sia contemporaneamente anche 



A 



49 

cosciente ed abbiano appunto ancora da imparare ciò che 
il nostro poeta sa assai bene, che esistono cioè processi 
psichici, i quali sebbene siano intensi e manifestino energici 
effetti, tuttavia restano lontani dalla coscienza. 

Nel capitolo precedente ci siamo espressi una 
volta che i ricordi dei rapporti d'infanzia con Zoe si 
trovano in Norberto Hanold in istato di « rimozione"; ora 
li abbiamo chiamati ricordi «incoscienti". Qui dobbiamo 
rivolgere dunque qualche attenzione al rapporto fra le due 
espressioni artifiziose, che nel senso sembrano coincidere. 
Non è difficile dare una spiegazione su ciò. «Incosciente" è 
termine più generale, «rimosso" ha un significato più stretto. 
Tuttociò che è rimosso è incosciente, ma non possiamo 
affermare di ogni cosa incosciente che essa sia rimossa. Se 
Hanold alla vista del bassorilievo si fosse ricordato del modo 
di camminare della sua Zoe, in tal caso un ricordo inco- 
sciente sarebbe divenuto in lui contemporanemente attivo e 
cosciente e avrebbe mostrato così, che esso prima non era 
rimosso. «Incosciente* è un termine puramente descrittivo, 
in un certo riguardo indefinito, per così dire statico; «rimosso" 
è un'espressione dinamica che si riferisce al giuoco di forze 
psichiche e insegna, che c'è una tendenza di esprimere tutti 
gli effetti psichici, fra cui anche quelli del diventar cosciente, 
ma anche una forza contraria, una resistenza che è in grado 
di impedire una parte di questi effetti psichici fra i quali 
appunto anche il diventar cosciente. Caratteristico della cosa 
rimossa è appunto che malgrado la sua intensità non riesce 
a venire alla coscienza. Nel caso di Hanold si tratta dunque 
dall'apparire del bassorilievo in poi, di una cosa rimossa 
incosciente, dunque diciamo adirittura di una cosa rimossa. 
Rimossi sono in Norberto Hanold i ricordi dei suoi 
rapporti d'infanzia con la fanciulla dal bell'incedere, ma 
questa non è ancora la giusta considerazione dello spunto 
psicologico. Noi restiamo alla superficie finché ci occupiamo 
soltanto di ricordi e di rappresentazioni. Unica cosa 



4 



50 

significativa nella vita psichica sono i sentimenti; tutte le 
forze psichiche hanno un'importanza soltanto in seguito alla 
loro proprietà di destare sentimenti. Rappresentazioni 
vengono soltanto rimosse perchè stanno in rapporto con la 
generazione di sentimenti che non devono venire a galla; 
sarebbe più esatto il dire che la rimozione colpisce i 
sentimenti; soltanto questi non ci sono altrimenti comprensibili 
che nel loro collegamento con rappresentazioni. Rimossi sono 
dunque in Norberto Hanold i sentimenti erotici e poiché il 
suo erotismo non conosce, e non ha conosciuto altri oggetti 
nella sua infanzia che la Zoe Bertgang, così sono dimenticati 
i ricordi di questa. L'antico bassorilievo risveglia in lui 
l'erotismo dormente e rende attivi i ricordi d'infanzia. Causa 
una resistenza esistente in lui contro l'erotismo questi ricordi 
possono divenire attivi soltanto come incoscienti. Quello che 
si svolge in lui più tardi è una lotta fra la potenza 
dell'erotismo e le forze che lo rimuovono; il risultato di 
questa lotta è un delirio. 

Il nostro poeta ha omesso di spiegarci da dove provenga 
la rimozione della vita sessuale nel nostro protagonista; 
l'occuparsi della scienza è soltanto il mezzo di cui si serve 
la rimozione; il medico dovrebbe qui indagare più 
profondamente, forse nel suo caso senza arrivare al fondo. 
Il poeta non ha dimenticato di mostrarci, come abbiamo già 
accertato con ammirazione, che il risveglio dell'erotismo 
rimosso deriva appunto dal complesso dei mezzi serviti alla 
rimozione stessa. Con ragione è un capolavoro antico, il 
bassorilievo in pietra di una donna, dal quale il nostro 
archeologo viene strappato dalla sua avversione all'amore 
ed esortato a pagare alla vita il debito che dalla nascita 

pesa su noi. 

Le prime espressioni del processo iniziato in Hanold a 
mezzo del bassorilievo sono fantasie che giuocano intorno 
la persona rappresentata. Il modello gli apparisce qualche 
cosa di n attt*ale" nel miglior senso della parola, come se 



5i 

l'artista avesse preso „dalla vita" colei che procedeva per la 
strada. Egli dà alla fanciulla antica il nome di „Gradiva u y 
che ha formato secondo l'epiteto del dio della guerra nell'atto 
di recarsi a combattere, di Marte Gradivus; egli determina 
sempre più esattamente la di lei personalità. Egli la immagina 
figlia di un uomo ragguardevole, forse di un patrizio, che 
nel servizio del tempio era in relazione con una divinità, 
egli crede di vedere nei suoi tratti origine greca e finalmente 
egli sente il bisogno di porla lontano dalla confusione di 
una grande città, nella più tranquilla Pompei, dove la fa 
camminare sul selciato di lava che le permette il passaggio 
da una parte all'altra della strada. Queste espressioni della 
fantasia sembrano abbastanza arbitrarie eppure insospettabili 
perchè innocenti. Perfino allorquando da loro per la prima 
volta scaturisce uno sprone ad agire, quando l'archeologo, 
oppresso dal problema se una tale posizione del piede 
corrisponde alla realtà, comincia a fare osservazioni della 
vita reale per osservare i piedi delle donne e delle fanciulle 
contemporanee, si copre quest'azione con motivi scientifici a 
lui coscienti come se fosse scaturito tutto l'interesse per la 
figura di pietra della Gradiva dal terreno della sua 
occupazione professionale dell'archeologia. Le donne e le 
fanciulle per la strada che egli prende quale oggetto delle 
sue osservazioni, devono naturalmente scegliere un'altra 
spiegazione grossolanamente erotica del suo agire e noi 
dobbiamo dare loro ragione. Per noi non c'è alcun dubbio 
che Hanold conosce così poco i motivi della sua indagine 
come l'origine delle sue fantasie sulla Gradiva. Queste ultime 
sono, come noi apprendiamo più tardi, reminiscenze dei suoi 
ricordi dell'amore d'infanzia, derivati di questi ricordi, 
trasformazioni e deformazioni degli stessi, dopoché a questi 
non è riuscito divenire alla coscienza nella forma primiera. 
Il giudizio apparentemente estetico che il bassorilievo di 
pietra raffiguri qualche cosa di ^presente" rimpiazza il sapere 
che un tal passo appartiene a una fanciulla a lui conosciuta, 



4* 



52 

che nell'epoca presente attraversa la strada; dietro l'impressione 
„ corrispondente alla vita" e dietro la fantasia della sua 
origine greca si nasconde il ricordo del di lei nome di „Zoe* 
che in greco significa „vita"; Gradiva è, come ci spiega 
infine il guarito dal delirio, una buona traduzione del li lei 
nome di famiglia Bertgang, che ha lo stesso significato che 
^risplendente nel camminare"; le determinazioni sul di lei 
padre hanno origine dalla cognizione che Zoe Bertgang è la 
figlia di un ragguardevole professore di università, ufficio 
che si può benissimo confrontare a quello del servizio 
religioso nell'antichità. La sua fantasia la pone poi finalmente 
a Pompei, „non perchè il suo quieto e tranquillo comportamento 
lo sembrava pretendere" , ma perchè nella sua scienza non 
si poteva trovare alcuna migliore analogia che la strana 
situazione, nella quale egli risente come per mezzo di un 
oscuro presagio i suoi ricordi dell'amicizia degli anni infantili. 
Se egli una volta è riuscito a coprire la propria infanzia col 
passato classico, cosa che sta proprio nel suo carattere, il 
seppellimento di Pompei, questo sparire con la conservazione 
del passato, dà una straordinaria rassomiglianza con la 
rimozione che egli conosce per cosidetta osservazione 
„endopsichica". In lui lavora la stessa simbolica che in chiusa 
del racconto il poeta fa adoperare coscientemente alla 

fanciulla. 

,Io mi dicevo, che qualche cosa d'interessante scaverei 
ben anch'io qui da sola. Naturalmente di trovare una simile 
cosa, quale ho trovato, ... non avevo fatto calcolo in nessun 
modo". (G.p.124.) Infine (G.p.150) risponde poi la fanciulla 
al desiderio sulla mèta del viaggio .del suo amico d'infanzia 
in certo qual modo di nuovo dissotterrato dalle rovine". 

Così noi troviamo dunque già alla prima produzione 
delle idee deliranti e delle azioni di Hanold una doppia 
determinazione, una derivazione da due differenti origini. 
Una determinazione è quella che apparisce a Hanold stesso, 
l'altra quella che ci si sviluppa esaminando i suoi processi 



53 
psichici. Luna è, riferendosi alla persona di Hanold, a lui 
cosciente, l'altra gli è completamente incosciente. Una deriva 
tutta dal cerchio di rappresentazione della scienza archeologica, 
l'altra invece deriva dai ricordi d'infanzia rimossi, in lui 
diventati attivi, e dagli stimoli di sentimento a questi 
attaccati. L'una è quasi superficiale e ricopre l'altra, che in 
certo modo si nasconde dietro la stessa. Si potrebbe dire 
che il motivo scientifico serve a pretesto del motivo erotico 
incosciente e che la scienza si sia messa completamente al 
servizio del delirio. Ma non. si deve proprio ancora dimenticare 
che la determinazione incosciente non è capace venire a capo 
di altro che di quello che nello stesso tempo basta alla 
determinazione cosciente scientifica. I sintomi del delirio tanto 
fantasie che azioni — sono appunto i risultati di un 
compromesso fra le due correnti psichiche e in un 
compromesso è stato tenuto calcolo delle pretese di ognuna 
delle due parti ; però ogni parte ha dovuto anche rinunciare 
a un quantitativo di ciò che voleva mettere in esecuzione. 
Dove un compromesso ha avuto luogo è esistita prima una 
lotta; nel nostro caso il conflitto, da noi ammesso fra 
l'erotismo represso e le forze che lo tengono incapsulato 
nella rimozione. Nella formazione di un delirio questa lotta 
in fatti non termina mai. Assalto e resistenza si rinnovano 
dopo ogni formazione di compromesso, che, per così dire, 
non soddisfa mai completamente. Ciò sa anche il nostro 
poeta e perciò egli fa dominare questa fase del turbamento 
psichico del suo eroe da un sentimento di malcontento, da 
una speciale irrequietezza, precursori e mallevadori di ulteriore 
sviluppo. 

Queste importanti particolarità della determinazione 
doppia per fantasie e decisioni, della formazione di pretesti 
coscienti per azioni al motivo delle quali il rimosso ha dato 
la più grande spinta, ci verranno incontro nel progredire 
del racconto ancor spesso e forse in modo più chiaro. E 
questo con pien diritto, perchè il poeta ha afferrato e ci ha 






1 



54 

esposto con ciò il carattere principale, mai mancante, del 

processo psichico patologico. 

Lo sviluppo del delirio in Norberto Hanold procede 
con un sogno, che non causato da alcun nuovo avvenimento, 
sembra derivare del tutto dalla sua vita psichica tormentata 
da un conflitto. Però soffermiamoci un momento, prima di 
accingerci a esaminare se il poeta corrisponde alle nostre 
aspettative di un profondo accorgimento, anche nella 
formazione dei suoi sogni. Domandiamoci prima che cosa 
dica la scienza psichiatrica alle sue premesse sul sorgere di 
un delirio, quale posizione essa prenda di fronte alla 
rimozione, all'incosciente, e di fronte al conflitto e alla 
formazione di un compromesso psichico. Infine dobbiamo 
esaminare se la rappresentazione poetica dell'origine di un 
delirio possa sostenere il giudizio della scienza. 

E qui dobbiamo dare la risposta forse inattesa, che 
nella realtà avviene proprio il contrario: la scienza non regge 
di fronte all'opera del poeta. Fra le premesse ereditarie 
costituzionali e le creazioni maturate del delirio, la scienza 
ha una lacuna che troviamo riempita dal poeta. Essa non 
intuisce ancora il significato della rimozione, non riconosce 
d'avere assoluto bisogno dell'incosciente per la spiegazione 
di quella massa di avvenimenti psichici patologici, non cerca 
l'origine del delirio in un conflitto psichico e non afferra i 
sintomi di questo quali formazioni di compromesso. Allora 
dovrebbe stare il poeta da solo contro tutta la scienza? Questo 
no — se l'autore può annoverare i suoi lavori fra le opere 
scientifiche. Poiché egli stesso sostiene già da una serie 
d'anni — e fino all'ultimo tempo abbastanza isolato — » tutti 

i Vedi l'importante scritto di E. Bleuhr: „Affektivitat, Sug- 
gestibilitat, Paranoia," nonché „i Diagnostische Assoziationsstudien" di 
C. G. Jung, entrambi da Zurigo, 1906. (L'autore deve oggi - 1912 - 
ritirare quanto sopra esposto quale un anacronismo. Il «movimento 
psicoanalitico» da lui suscitato ha da allora avuto una grande diffusione 
ed è ancora sempre in aumento). 



1 



55 

i punti di vista che egli ha preso qui dalla Gradiva del 
Jensen e espresso con termini tecnici. Egli ha dimostrato 
più esaurientemente per le malattie conosciute sotto il nome 
di isterismo e rappresentazioni coatte, quale condizione indi- 
viduale del turbamento psichico la repressione di una parte 
della vita istintiva e la rimozione delle rappresentazioni, per 
mezzo delle quali è sostituito l'impulso represso, e ha ripe- 
tuto poco dopo le stesse concezioni per alcune altre forme 
del delirio 1 . Se gli stimoli da prendersi in considerazione 
quale origine di questi fatti siano ogni volta componenti 
dello stimolo sessuale oppure possano esser anche d'altra 
natura, questo è un problema che appunto per l'analisi della 
Gradiva deve essere indifferente, poiché nel caso scelto dal 
poeta non si tratta sicuramente d'altro che di repressione 
di un sentimento erotico. I punti di vista del conflitto 
psichico e della formazione dei sintomi per mezzo di com- 
promessi fra le due correnti dell'anima, che combattono 
l'una contro l'altra, sono stati fatti valere dall'autore in casi 
di malattia realmente osservati e curati dalla scienza medica 
nella stessa maniera come lo potè fare per Norberto Hanold 
creato dal poeta 2 . La derivazione dei fenomeni patologici 
nervosi e specialmente isterici dalla potenza di pensieri 
incoscienti aveva sostenuto già prima dell'autore P. Janet, 
allievo del grande Charcot e in unione con l'autore stesso 
Giuseppe Breuer a Vienna 3 . 

Non era veramente venuto in pensiero all'autore, quando 
egli si approfondì negli anni dopo il 1893 in tali ricerche 
sulla origine dei turbamenti psichici, di cercare una con- 
ferma dei suoi risultati presso i poeti e perciò non fu piccola 
la sua meraviglia, quando egli osservò nella Gradiva, pub- 






1 Confronta l'opera dell'autore: Sammlung kleiner Schriften zur 
Neurosenlehre, 1906. 

2 confronta: Bruchstùck einer Hysterieanalyse, 1905. (Sammlung etc. 
Zweite Folge, 1900.) 

8 conf.: Breuer und Freud, Studien ùber Hysterie, 1895. 






56 

blicata nel 1903, che il poeta metteva a base della sua crea- 
zione la stessa cosa che egli credeva di creare quale cosa 
nuova dalle sorgenti di esperienza medica. Come arriva 
dunque il poeta allo stesso sapere del medico, o almeno a 
trattare la sua opera come se egli sapesse la stessa cosa? 

Il delirio di Norberto Hanold acquista un ulteriore 
sviluppo in seguito a un sogno, che gli viene nel bel mezzo 
delle ricerche che compie per trovare un modo di camminare 
uguale a quello della Gradiva nelle strade del suo luogo 
nativo. Il contenuto di questo sogno possiamo facilmente 
esporre in poche parole. Il sognatore si trova a Pompei in 
quel giorno, che segna il tramonto di quell'infelice città, 
segue tutti gli orrori senza essere lui stesso in pericolo, vede 
là improvvisamente camminare la Gradiva e comprende d'un 
tratto come cosa naturale, poiché essa è una pompeiana, che 
viva nella sua città e „ senza che egli l'abbia supposto prima, 
contemporaneamente a lui." Egli viene colto da paura per 
lei, la chiama, al che ella gli rivolge fuggevolemte uno 
sguardo. Pure essa procede, senza badare a lui, si posa sui 
gradini del tempio d'Apollo e viene sepolta dalla pioggia 
di cenere, dopoché il suo viso s'è scolorito, come se questo 
si trasformasse in bianco marmo, fino a rassomigliare com- 
pletamente a un'immagine di pietra. Allo svegliarsi egli inter- 
preta ancora il rumore della città che arriva fino al suo 
letto, per il grido d'aiuto degli abitanti di Pompei disperati 
e per il fragore del mare agitato. Il sentimento che ciò 
ch'egli ha sognato gli sia davvero successo, per molto tempo 
ancora dopo il suo risveglio non vuole abbandonarlo e la 
persuasione che la Gradiva sia vissuta a Pompei e sia 
morta in quel giorno di sventura perdura da questo sogno 
quale nuova aggiunta al suo delirio. 

Meno comodo ci sarà lo spiegarci che cosa il poeta 
abbia voluto con questo sogno e che cosa lo abbia indotto 
ad allacciare lo sviluppo del delirio appunto ad un sogno. 
Solerti indagatori hanno bensì raccòlto sufficienti esempi per 






!.. . _ ^ 






57 

dimostrare come turbamenti psichici si allaccino a sogni e 
provengano da sogni 1 , e anche nella vita di singoli uomini 
illustri pare che siano stati dati da sogni impulsi ad importanti 
azioni e decisioni. Ma la nostra percezione non guadagna 
molto con queste analogie; restiamo perciò al nostro caso, 
al caso inventato dal poeta, dell'archeologo Norberto Hanold. 
A qual fine si deve afferrare un tal sogno per intrecciarlo 
nel nesso, se questo non deve restare un inutile ornamento 
del racconto? 

Io mi posso immaginare che un lettore a questo punto 
esclami: il sogno è facilmente spiegabile. Esso è un semplice 
sogno d'angoscia, causato dal rumore della città, che dal- 
l'archeologo occupato con la sua pompeiana viene trasformato 
nella distruzione di Pompei! Nel generale disprezzo per ciò 
che crea il sogno si può limitare la propria pretesa sulla 
spiegazione dei sogni a ciò, che per una parte del conte- 
nuto del sogno si cerca uno stimolo esterno che eventualmente 
si copre con questa. Questo stimolo esterno sarebbe dato dal 
rumore che sveglia il dormiente; l'interesse a questo sogno 
sarebbe con ciò esaurito. Se almeno potessimo avere un 
motivo per ammettere che la città in quella mattina fosse 
stata più rumorosa del solito o almeno che p. es. il poeta 
non avesse dimenticato di comunicarci che Hanold in quella 
notte contro il suo solito aveva dormito con la finestra 
aperta. Peccato che il poeta non si è dato questa cura! O 
almeno che il sogno di angoscia fosse qualche cosa di così 
semplice! No, in modo così semplice non si esaurisce questo 
interesse. 

L'allacciamento a uno stimolo esterno dei sensi non 
è nulla di importante per la formazione del sogno. Il sognatore 
può trascurare questo stimolo deT mondo esterno, egli può 
anche venir svegliato dallo stesso senza fare un sogno, egli 
può anche intrecciarlo nel suo sogno come accade qui, se 
gli conviene ciò per qualche altro motivo, ed esistono 

1 Sante de Sanctis, I Sogni, 1901. 



58 

abbondanti sogni per il cui contenuto non si può dimostrare 
una determinazione in seguito a uno stimolo giunto ai sensi 
del dormente. No, tentiamolo per un'altra via. 

Forse allacciamo al residuo che il sogno lascia a Hanold 
dopo svegliato. Finora era stata una sua fantasia che la 
Gradiva fosse stata una pompeiana. Ora questa supposizione 
diventa per lui certezza, e a questa si aggiunge l'altra certezza 
che essa fosse stata sepolta nell'anno 79 K Sentimenti melan- 
conici accompagnano questo progresso nella formazione del 
delirio come un'eco dell'angoscia che aveva riempito il sogno. 
Questo nuovo dolore per la Gradiva non ci sembra ben 
comprensibile; la Gradiva sarebbe oggi dopo tanti secoli 
morta, anche se essa avesse salvato la sua vita dalla rovina 
nel disastro del 79, oppure non si dovrebbe discutere in tal 
maniera ne con Norberto Hanold, né col poeta stesso? Anche 
qui sembra che nessuna via ci conduca allo schiarimento. In 
ogni modo vogliamo osservare che l'aumento che prende il 
delirio da questo sogno è congiunto ad un intonazione di 
sentimento molto doloroso. 

Del resto non vien affatto migliorata la nostra mancanza 
d'orientamento; questo sogno non si spiega da sé solo; noi 
ci dobbiamo decidere a rivolgerci alla «Traumdeutung* 
dell'autore e adoprare alcune delle regole lì contenute per 
la spiegazione dei sogni. 

Una di queste regole dice che un sogno ha sempre 
attinenza con l'attività del giorno precedente al sogno stesso. 
Il poeta sembra voler far comprendere ch'egli ha seguito 
questa regola, facendo seguire immediatamente questo sogno 
alle .ricerche pedestri" di Hanold. Queste non significano 
altro che un cercare la Gradiva, che egli vuole riconoscere 
dal suo passo caratteristico. Il sogno dunque dovrebbe con- 
tenere una indicazione sul luogo dove sia da trovare la 
Gradiva. Esso la contiene realmente indicandola a Pompei, 
ma questo non è ancora una novità per noi. 

1 confronta il testo della ^Gradiva" p. 15. 




59 

Un'altra regola dice: Se dopo un sogno la fede alla 
realtà del quadro del sogno dura insolitamente a lungo, così 
da non potersi strappare al sogno, questo non è un errore di 
criterio causato dalla vivacità dei quadri del sogno ma un 
atto psichico per sé stesso, un'assicurazione che si riferisce 
al contenuto del sogno, che c'è qualche cosa, e realmente 
così come si è sognato, e si fa bene a prestar fede a questa 
assicurazione. Se ci teniamo a queste due regole, dobbiamo 
conchiudere che il sogno dà uno schiarimento sul soggiorno 
della Gradiva ricercata, schiarimento che collima con la 
realtà. Noi conosciamo il sogno di Hanold; conduce l'appli- 
cazione delle due regole allo stesso ad un significato 
ragionevole? 

Stranamente si. Questo significato è soltanto mascherato 
in un modo speciale, così da non riconoscerlo subito. Hanold 
impara nel sogno che la Gradiva ricercata vive in una città 
e contemporaneamente a lui. Questo è esatto per la Zoe 
Bertgang, soltanto che la città del sogno non è quella 
dell'università tedesca, ma Pompei, e il tempo non è il 
presente ma l'anno 79 dell'era volgare. È come una deforma- 
zione per spostamento; non viene posta la Gradiva nel 
tempo presente, ma il sognatore nel passato ; ma l'importante, 
il nuovo, che egli divida con la ricercata tempo e luogo è 
espresso anche così. Da dove deriva questa deformazione e 
questo travestimento, che deve ingannare noi e il sognatore 
stesso sul vero significato e contenuto del sogno? Noi 
abbiamo già i mezzi in mano per dare una risposta sod- 
disfacente a questa domanda. 

Ricordiamoci di tutto quello che abbiamo udito sulla 
natura e l'origine delle fantasie, questi precursori del delirio: 
che esse sono surrogati e derivati di ricordi rimossi, ai 
quali una resistenza non permette di venire alla coscienza 
immutati, che ottengono però di poter venire alla coscienza 
tenendo conto della resistenza per mezzo dei cambiamenti 
e delle deformazioni da parte della censura. Dopo avvenuto 



6o 



questo compromesso, tali ricordi sono divenuti queste 
fantasie, che facilmente vengono male comprese dalla persona 
cosciente, ossia possono venir comprese nel senso della 
corrente psichica predominante. Ora si immagini che i 
quadri onirici siano per così dire le creazioni deliranti 
fisiologiche dell'uomo, i risultati di compromesso di quella 
lotta fra cosa rimossa e cosa dominante, che esiste probabil- 
mente in ogni uomo anche perfettamente sano di mente. 
Allora si comprende che quei quadri onirici sono da con- 
siderarsi come qualche cosa di svisato, dietro al quale è 
da ricercare qualche cosa di non svisato, ma in un certo 
senso ripugnante, come i ricordi rimossi di Hanold dietro 
alle sue fantasie. All'antitesi così riconosciuta si potrà forse 
dare espressione se si distingue ciò che ricorda il sognatore 
al risvegliarsi come contenuto del sogno manifesto da quello 
che era la base del sogno prima della deformazione della 
censura, il pensiero del sogno latente. Spiegare un sogno 
vuol dire allora tradurre il contenuto del sogno manifesto 
nei pensieri del sogno latenti, far retrocedere la deforma- 
zione che questi ultimi hanno dovuto subire dalla censura 
della resistenza. Se noi applichiamo queste considerazioni al 
sogno che ora ci occupa, troviamo che i pensieri onirici 
latenti possono esser stati soltanto questi: La fanciulla che 
ha quel bel modo di camminare, che tu cercavi, vive real- 
mente in questa città con te. Ma in questa forma il pensiero 
non poteva divenire cosciente; gli si opponeva il fatto che 
una fantasia quale risultato di un precedente compromesso 
aveva accertato, che la Gradiva era una pompeiana e perciò 
non v'era altra possibilità, se doveva venir assodato il fatto 
reale della vita nello stesso luogo e nello stesso tempo che 
adattarsi alla deformazione : Tu vivi in Pompei al tempo della 
Gradiva e questa è allora una idea che realizza il contenuto 
onirico manifesto, come un'epoca presente in cui si vive. 

Un sogno è di raro la rappresentazione, si può dire 
la messa in scena, di un unico pensiero, per lo più di una 



, 



6i 

serie, per così dire di un tessuto di pensieri. Dal sogno di 
Hanold si può rilevare ancora un altro elemento del con- 
tenuto, la cui deformazione è facilmente riparabile così da 
apprendere l'idea latente da questa rappresentata. È questo 
un pezzo del sogno al quale si può estendere ancora 
l'assicurazione della realtà con cui il sogno si chiuse. Nel 
sogno la Gradiva che procede, si trasforma in una figura di 
pietra. Questo non è niente altro che la rappresentazione 
ingegnosa e poetica della vera evoluzione dei fatti. Hanold 
aveva realmente trasportato il suo interesse dalla vivente 
alla figura di pietra; l'amata si era trasformata in un bas- 
sorilievo marmoreo. I pensieri onirici latenti che devono 
rimanere incoscienti, vogliono ritrasformare quest'immagine 
nella donna vivente; essi gli dicono in connessione con 
l'antecedente : Tu ti interessi per il bassorilievo della Gradiva 
soltanto perchè essa ti ricorda la Zoe del tempo presente 
che qui vive. Ma se questo punto di vista potesse divenire 
cosciente significherebbe la fine del delirio. 

Ci spetta forse l'obbligo di sostituire ogni singola parte 
del contenuto manifesto del sogno in tal guisa con pensieri 
incoscienti? Veramente si; nella spiegazione di un sogno 
realmente sognato noi non ci si potrebbe sottrarre a un tal 
dovere. Il sognatore dovrebbe anche allora rispondere alle 
nostre domande in modo più esauriente. È comprensibile 
che noi non possiamo mettere in esecuzione una tal pretesa 
nella creazione del poeta; tuttavia non vogliamo lasciar 
passare inosservato il fatto che non abbiamo ancora sottoposto 
al lavoro di interpretazione e di traduzione il contenuto 
principale di questo sogno. 

Il sogno di Hanold è un sogno d'angoscia. Il suo con- 
tenuto è spaventevole, angoscia prova il sognatore nel 
sogno e sensazioni dolorose perdurano dopo il sogno stesso. 
Ciò non è affatto comodo per il nostro tentativo di spiega- 
zione; noi siamo di nuovo obbligati a prendere molte cose 
a prestito dal libro che ci insegna il modo di spiegare i 



62 



sogni. Questo ci ammonisce allora di non cadere nell'errore 
di far derivare l'angoscia che si prova nel sogno dal contenuto 
del sogno stesso e di non trattare il contenuto del sogno 
come il contenuto di una rappresentazione della vita reale. 
Esso ci rende attenti che molte volte noi sogniamo le cose 
più spaventevoli senza che noi risentiamo neanche un 
briciolo di paura. Piuttosto il vero stato di cose è tutt'un 
altro, che non è facile di indovinare, ma che si può facil- 
mente dimostrare. Secondo il testo l'angoscia del sogno 
angoscioso è corrispondente a un affetto sessuale, a una 
sensazione libidinosa, come generalmente ogni angoscia 
nervosa, ed è scaturita da un processo di rimozione 
della .libido" 1 . Nella spiegazione del sogno si deve dunque 
sostituire all'angoscia l'eccitazione sessuale. L'angoscia così 
sorta esercita — non regolarmente ma spesso — un'influenza 
elettiva sul contenuto del sogno e porta nel sogno elementi 
di rappresentazione, che sembrano adatti all'affetto d'angoscia 
per la spiegazione cosciente e mal comprensibile del sogno. 
Questo, come detto, non è assolutamente il caso regolare 
poiché esistono abbastanza sogni d'angoscia nei quali il con- 
tenuto non è affatto spaventevole, dove dunque non ci si 
può spiegare coscientemente l'angoscia provata. 

Io so che questa spiegazione dell'angoscia nel sogno- 
suona molto ostica e non viene facilmente creduta: ma 
io non posso che consigliare di accoglierla benevolmente.. 
Sarebbe molto sorprendente del resto che il sogno di 
Norberto Hanold si potesse congiungere con questa concezione 
dell'angoscia e spiegare da essa. Noi diremmo allora che 
nel sognatore si risvegli di notte il desiderio d'amore, che 
questo dia una potente spinta in avanti per fargli cosciente 
il ricordo dell'amata e strapparlo così dal suo delirio, che 
poi di nuovo riceva un rifiuto e una trasformazione in. 
angoscia, la quale a sua volta porti nel contenuto del sogna 

i confr.: Sammlung kl. Schriften zur Neurosenlehre, V, nonché 
Trauradeutung, p. 344 (3. ediz. p. 387). 



63 

i quadri spaventosi del ricordo d'infanzia del sognatore. In 
questo modo il vero contenuto incosciente del sogno, la 
nostalgia d'amore per la Zoe conosciuta in passato viene 
trasformata nel contenuto manifesto della distruzione di 
Pompei e della perdita della Gradiva. 

Io credo che questo risulti fino qui facilmente com- 
prensibile. Si potrebbe però con ragione pretendere, se 
desideri erotici formano il contenuto non divisato di questo 
sogno, di poter almeno trovare anche nel sogno deformato 
un segno ben riconoscibile dello stesso, nascosto in qualche 
luogo. Ebbene, forse riesce anche questo con l'aiuto di 
un'indicazione tratta dalla continuazione del racconto. Al primo 
incontarsi con la presunta Gradiva, Hanold si ricorda di 
questo sogno e rivolge all'apparizione la preghiera di posarsi 
di nuovo così come la aveva vista in quella volta 1 . A questa 
preghiera però la giovane si alza indignata e abbandona il 
suo strano interlocutore dal cui discorso, invaso dal delirio, 
essa ha afferrato lo sconvenevole desiderio erotico. Io 
credo che noi possiamo fare nostra l'interpretazione della 
Gradiva ; una maggior precisione per la rappresentazione di 
un desiderio erotico non si potrà pretendere neanche da un 
sogno reale. 

Così l'applicare alcune regole della interpretazione dei 
sogni al primo sogno di Hanold ha avuto l'effetto di renderci 
comprensibile nei suoi tratti principali questo sogno e di 
connetterlo all'assieme del racconto. Che sia stato creato dal 
poeta in osservanza di queste regole? Si potrebbe ancora 
fare la domanda, perchè il poeta abbia bisogno di introdurre 
in genere un sogno per l'ulteriore sviluppo del suo delirio. 
A mio modo di vedere questo è avvenuto in modo molto 
significativo ed è di nuovo molto fedele alla realtà. Noi 

1 G. p. 70: No, parlato non hai. Ma io ti parlai, quando tu ti 
posasti per dormire, ed io stetti poi presso a te — il tuo viso era cosi 
tranquillo e così bello come di marmo. Ti prego — posalo ancora una 
volta di nuovo così sul gradino. 



6 4 

abbiamo già detto che nei casi di malattia reale una forma- 
zione di delirio avviene molto spesso dopo un sogno, non 
abbiamo bisogno però dopo la nostra spiegazione sull'essenza 
del sogno di trovare un nuovo indovinello in questo stato 
di cose. Sogno e delirio hanno origine tutti e due dalle 
stesse fonti, dal materiale rimosso ; il sogno è per così dire 
il delirio fisiologico della persona normale. Prima che il 
materiale rimosso sia divenuto forte abbastanza per trasfor- 
marsi nella vita reale in delirio può facilmente aver riportato 
il suo primo successo nelle condizioni più favorevoli del 
sonno in forma di un sogno che abbia un effetto duraturo. 
Durante il sonno subentra con la diminuzione dell'attività 
psichica in genere un rilassamento deUa forza della resistenza, 
che le forze psichiche predominanti oppongono al materiale 
rimosso. Questo rilassamento è ciò che rende possibile la 
formazione del sogno e perciò il sogno diventa per noi la 
via migliore per venire a conoscere l'incosciente psichico. 
Soltanto, di solito, col ristabilirsi delle cariche psichiche 
dello stato di veglia, il sogno si dilegua di nuovo ed 
il terreno guadagnato dall'incosciente viene di nuovo abban- 
donato. 



III. 

Nel corso del racconto si trova ancora un altro sogno 
che forse ancora più del primo ci può indurre a tentare la 
sua interpretazione ed il suo collegamento nella connessione 
degli avvenimenti psichici del protagonista. Però noi rispar- 
miamo poco se a questo punto abbandoniamo la esposizione 
del poeta per rivolgerci direttamente a questo secondo 
sogno, perchè chi vuole spiegare il sogno di un altro, non 
può fare a meno di occuparsi il più esaurientemente possibile 
di tuttociò che il sognatore ha vissuto esternamente ed 
internamente. Perciò sarebbe quasi la cosa migliore di 
restare al filo del racconto e corredare questo delle nostre 
osservazioni. 

La nuova formazione di delirio che la Gradiva fosse 
morta durante la distruzione di Pompei nell'anno 79 non è 
l'unico effetto del primo sogno da noi analizzato. Immediata- 
mente dopo questo sogno Hanold si decide a fare un viaggio 
in Italia che lo porta infine a Pompei. Prima però gli succede 
ancora qualche cosa d'altro ; appoggiato alla finestra egli 
crede di vedere sulla via una figura dal portamento e dal 
passo della sua Gradiva, le corre dietro ad onta del suo 
abbigliamento difettoso, ma non la raggiunge, anzi viene 
rimandato indietro dalle burle della gente per istrada. Dopoché 
egli è ritornato nella sua stanza, il canto di un canarino la 
cui gabbia è appesa ad una finestra della casa di rimpetto 
fa sorgere in lui un sentimento come se anch'egli volesse 
dalla prigione giungere alla libertà e il viaggio di primavera 
è ugualmente presto deciso e messo in esecuzione. 

5 



66 

Il poeta ha posto questo viaggio di Hanold in una luce 
specialmente viva e concesse a lui stesso una parziale chia- 
rezza sui suoi avvenimenti interiori. Hanold si è creato 
naturalmente un pretesto scientifico per il suo viaggio, ma 
questo non regge. Egli sa veramente che .l'impulso per il 
viaggio è sorto da una sensazione indefinibile". Una strana 
inquietudine lo rende malcontento di tuttociò che egli incontra 
e lo spinge da Roma a Napoli e da qui a Pompei, senza 
ch'egli nel suo stato d'animo si trovi a posto neanche in 
quest'ultima sosta. Egli si inquieta della stoltezza dei viaggi 
di nozze ed è inasprito della noiosità delle mosche che 
abbondano negli alberghi di Pompei. Ma finalmente egli non 
s'inganna sul fatto „che il suo malcontento non ha soltanto 
origine da quanto si trova intorno a lui ma anche ha la 
causa in lui stesso". Egli sa d'essere sovraeccitato, sente 
„ d'essere disgustato perchè gli manca alcunché, pure senza 
saper spiegarsi che cosa; e questo disgusto egli porta con 
sé dappertutto". In questo stato d'animo egli si ribella perfino 
contro la sua dominatrice, la scienza; quando egli erra per 
la prima volta sotto i cocenti raggi del sole meridiano per 
Pompei, „non solo lo aveva abbandonato tutta la scienza, 
ma lo lasciò anche senza il minimo desiderio di ritrovarla ; 
si ricordava di lei soltanto come da una grande distanza e 
nel suo sentimento essa era stata una zia vecchia, asciutta, 
noiosa, l'essere più insipido e superfluo del mondo". 

(G. p. 55) r 

In questo stato d'animo ingarbugliato e senza pace gli 

si scioglie poi uno degli enigmi che sono collegati a questo 

viaggio nel momento in cui egli vede per la prima volta la 

Gradiva camminare per Pompei. Gli viene per la prima volta 

.alla coscienza ch'egli, senza saper lui stesso l'impulso del 

suo interno, era venuto per questo in Italia ed era passato 

senza sosta da Roma a Napoli fino a Pompei per cercare se 

qui potesse trovare traccie di lei. E proprio in senso letterale 

perchè, visto il suo modo di camminare speciale, ella doveva 



67 

aver lasciato nella cenere un'impronta delle dita differente 
da tutte le altre". (G. p. 58.) 

Poiché il poeta ha tanta cura nella descrizione di questo 
viaggio deve valere la pena anche per noi di schiarire le 
relazioni di questo col delirio di Hanold e la sua posizione 
in rapporto agli avvenimenti. Il viaggio è stato intrapreso 
per motivi che la persona dapprima non riconosce e appena 
dopo si confessa, motivi che il poeta definisce direttamente 
quali „ incoscienti". Ciò è certamente copiato dalla vita; non 
occorre essere in delirio per agire in tal modo; è piuttosto 
un avvenimento d'ogni giorno anche fra sani, che essi quasi 
si ingannino sui motivi del loro agire e che questi divengano 
loro coscienti appena più tardi, quando un conflitto di più 
correnti di sentimento procuri loro la condizione per tale 
scompiglio. Il viaggio di Hanold era già da principio destinato 
a servire il delirio e doveva condurlo a Pompei per conti- 
nuare là le ricerche sulla Gradiva. Noi ricordiamo che prima 
e immediatamente dopo il sogno queste ricerche lo occupa- 
vano tutto e che il sogno stesso era soltanto una risposta 
soffocata dalla sua coscienza alla domanda sul luogo di 
soggiorno della Gradiva. Una forza occulta che noi non 
conosciamo, impedisce dapprima perfino il venire alla 
coscienza del proponimento delirante, cosicché per la 
motivazione cosciente del viaggio rimangono soltanto prer 
testi insufficenti e che devono esser rinnovati di tratto 
in tratto. Un altro enigma ci presenta il poeta facendo 
seguire l'un l'altro senza alcuna intima connessione come 
delle casualità, il sogno, la scoperta della creduta Gradiva 
sulla via e la decisione al viaggio per l'influenza del canto 
del canarino. 

Con l'aiuto delle spiegazioni che prendiamo dai discorsi 
che fa in seguito la Zoe Bertgang, questa oscura parte del 
racconto viene schiarita per il nostro intelletto. Era realmente 
la figura originale della Gradiva, la signorina Zoe stessa, 
che Hanold vide camminare per la strada dalla sua finestra 

5* 



68 

(G. p. 89) e che a momenti avrebbe raggiunta. La comuni- 
cazione del sogno: «Ella vive nel giorno d'oggi nella stessa 
città in cui tu vivi," avrebbe così ottenuto per un caso 
fortuito un'inconfutabile conferma, davanti alla quale sarebbe 
caduta la sua opposizione interna. Il canarino però il cui 
canto spinse Hanold lontano, apparteneva a Zoe e la sua 
gabbia era appesa aUa di lei finestra di rimpetto alla casa 

di Hanold. (G. p. 135) Hanold ìl c l uale secondo l' accusa 
della fanciulla aveva il dono di «allucinazione negativa" e 
sapeva l'arte di non vedere e di non riconoscere persone 
anche se presenti, deve aver avuto certo da bel principio 
già la cognizione incosciente di ciò che noi apprendiamo 
appena più tardi. I segni della vicinanza di Zoe, il suo 
apparire sulla strada e il canto dei suo canarino così vicino 
alla di lei finestra, rafforzano l'effetto del sogno, e in tale 
situazione così pericolosa per la sua resistenza contro l'erotismo 
— egli prende la fuga. Il viaggio deriva da un acutizzarsi 
della resistenza dopo quella spinta innanzi del desiderio 
d'amore nel sogno, da un tentativo di fuga dall'amata vivente 
e presente. Esso significa in pratica una vittoria della 
rimozione che questa volta riporta il sopravvento nel delirio 
come nella sua occupazione precedente, le ricerche ..pedestri" 
in donne e fanciulle, l'erotismo era stato vittorioso. Dapper- 
tutto però in questo oscillare della lotta è salvaguardata la 
natura del compromesso delle decisioni; il viaggio a 
Pompei che lo dovrebbe portare via dalla Zoe vivente, lo 
conduce almeno al di lei surrogato, alla Gradiva. Il 
viaggio che viene intrapreso a dispetto dei pensieri onirici 
latenti segue pure l'indicazione del contenuto del sogno 
manifesto e lo conduce a Pompei. In tal modo trionfa di 
nuovo il delirio ogni volta che l'erotismo e la resistenza 
combattono fra loro. 

Questa interpretazione del viaggio di Hanold come fuga 
dal desiderio d'amore che in lui si risveglia per l'amata che 
gli stava così vicino, armonizza soltanto coi suoi stati d'animo 









69 

durante il suo soggiorno in Italia. L'avversione che lo 
domina per l'erotismo si esprime là nella sua antipatia per i 
viaggi di nozze. Un piccolo sogno nell'albergo a Roma causato 
dalla vicinanza di una coppia tedesca d'amanti, il cui discorso 
egli fu costretto ad ascoltare la sera oltre la sottile parete, 
getta poi una luce sulla tendenza erotica del suo primo gran 
sogno. Il nuovo sogno lo porta di nuovo a Pompei dove 
egli assiste a un'altra eruzione del Vesuvio e si allaccia così 
al sogno, la cui azione perdura ancora durante il viaggio. 
Ma fra le persone esposte al pericolo egli vede questa volta 
— non come prima, sé stesso e la Gradiva — ma l'Apollo 
del Belvedere e la Venere Capitolina, certo quale sublimazione 
ironica della coppia nella stanza vicina. Apollo solleva 
Venere, la porta via e la posa su di un oggetto nell'oscurità, 
oggetto che sembra essere un carro o una carretta, perchè 
da esso proviene „uno strano cigolio". Il sogno non abbisogna 
del resto di alcun'arte speciale per la sua spiegazione. (G. p. 31.) 
Il nostro poeta, del quale siamo ormai peisuasi che 
egli non mette alcuna cosa nella sua descrizione inutilmente 
e senza un'intenzione speciale ci ha data un'altra prova per 
la corrente asessuale che domina su Hanold nel suo viaggio. 
Durante il lungo errare per Pompei ..stranamente non gli 
viene alla memoria neanche una volta che egli poco tempo 
prima aveva sognato di essere stato presente alla distruzione 
di Pompei dopo l'eruzione dell'anno 79". (G. p. 47.) Appena 
alla vista della Gradiva egli si ricorda improvvisamente 
di questo sogno, come pure gli viene cosciente 
contemporaneamente il motivo delirante del suo viaggio 
enigmatico. Che cosa potrebbe significare questo dimenticarsi 
del sogno, questa barriera di rimozione fra il sogno e la 
disposizione d'animo durante il viaggio, altro che il fatto 
non essere avvenuto il viaggio per incitamento diretto del 
sogno, ma nella ribellione contro lo stesso, quale una scarica 
di una forza psichica, che non vuole sapere nulla del significato 
recondito del sogno? 



7 o> 

D'altra parte però Hanold non gode di questa vittoria 
sul suo erotismo. L'emanazione psichica repressa perdura 
forte abbastanza per vendicarsi con malessere e con inibizione 
della cosa che reprime. Il suo desiderio s'è trasformato in 
inquietudine e in malcontento che gli fanno apparire senza 
senso il suo viaggio; inibita gli è la facoltà di riconoscere 
il motivo del viaggio in favore del delirio, turbato il suo 
rapporto con la sua scienza che in un tal luogo dovrebbe 
destare tutto il suo interesse. Così ci mostra il poeta il suo 
eroe dopo la sua fuga dall'amore in una specie di crisi, in 
una condizione completamente confusa e sconnessa, in uno 
sconquassamento come usa venire all'apice durante malattie, 
quando nessuna delle due forze contendenti non è ormai di 
tanto più forte dell'altra, che la differenza possa stabilire 
una direttiva psichica sicura. Qui interviene allora il poeta 
e ci spiana la via, perchè a questo punto egli fa comparire 
la Gradiva che intraprende la. cura del delirio. Con la sua 
potenza di volgere al bene la sorte degli esseri da lui creati 
ad onta di tutte le necessità, alle quali li fa obbedire, egli 
pone la fanciulla, per fuggire la quale Hanold è venuto a 
Pompei, appunto là, e corregge così la follia che il delirio 
fa commettere al giovane di recarsi dal luogo di soggiorno 
dell'amata vivente all'ultima dimora di colei che la sostituisce 
nella fantasia. 

Coll'apparire di Zoe Bertgang quale Gradiva, che segna 
il punto culminante nella tensione del racconto, il nostro 
interessamento prende tosto un'altra direzione. Se finora 
abbiamo assistito allo svilupparsi di un delirio, ora dobbiamo 
èsser testimoni della sua guarigione e abbiamo il diritto di 
domandarci, se il poeta abbia soltanto inventato il 
procedimento di questa guarigione oppure se l'abbia formato 
attenendosi a delle possibilità realmente esistenti. Giusta le 
parole pronunciate da Zoe nel suo colloquio con l'amica 
abbiamo certo il diritto di ascriverle una tal intenzione di 
curare. (G. p. 124.) Ma quale è la via che ella prende perciò? 



r 



7 1 



Dopo aver vinto lo sdegno che le aveva procurato la richiesta 
di posarsi per dormire ancora una volta «come allora", si 
ritrova alla stessa ora meridiana del giorno seguente nel 
medesimo luogo e strappa a Hanold tutto il sapere segreto 
che le mancava per poter comprendere il di lui comportamento 
del dì precedente. EUa apprende del sogno, del bassorilievo 
della Gradiva e della particolarità del camminare che ella ha 
comune con l'immagine di pietra. Ella accetta di rappresentare 
la parte dello spettro ritornato alla vita per breve ora, parte 
che, come ella osserva, le dà la sua posizione nel di lui 
delirio, le attribuisce con parole a doppio senso una nuova 
situazione; mentre accetta da lui il fiore dei sepolcri, ch'egli 
ha portato con sé senza un'intenzione cosciente, ed esprime 
il suo rincrescimento, ch'egli non le abbia dato delle rose. 

(G. p. 90.) 

Il nostro interesse per il comportamento della fanciulla 

tanto avveduta che ha deciso di procurarsi a marito l'amico 

d'infanzia dopo aver riconosciuto dietro al di lui delirio il 

suo amore qual forza motrice, viene a questo punto forse 

rimandato indietro daUa spiacevole sorpresa che questo 

delirio può far sorgere perfino in noi. L'ultima sua fantasia 

che. la Gradiva sepolta nell'anno 79 ora possa quale spettro 

di mezzodì discorrere con lui un'ora, trascorsa la quale 

essa sparisce e ricerca di nuovo la sua tomba, fantasia 

questa, che non viene sconvolta ne dalla percezione 

della di lei calzatura moderna né dal fatto, che essa non 

conosce le lingue antiche e che domina invece la lingua 

tedesca allora non esistente, sembra pure giustificare i* 

titolo del racconto „un novella fantastica pompeiana", ma 

escludere contemporaneamente ogni misura della verità clinica. 

Eppure mi sembra che considerando più attentamente, 

l'inverosimiglianza di questo delirio scompaia in gran parte. 

Un poco della colpa il poeta l'ha presa su di sé e l'ha posta 

nella premessa del racconto che Zoe in tutti i suoi tratti 

fosse l'imagine fedele del bassorilievo. Ci si deve dunque 



7 2 

guardare dallo spostare l'inverosimiglianza di questa premessa 
alla conseguenza della stessa che Hanold scambia la fanciulla 
con la Gradiva rediviva. La spiegazione che ci da il delirio 
aumenta qui di valore per il fatto che anche il poeta non 
ci sa offrire una spiegazione razionale. Nel calore del 
sole della Campania e nella forza magica e scompigliante 
del vino, che cresce ai piedi del Vesuvio, il poeta ha trovato 
altre circostanze ausiliarie ed attenuanti per giustificare il 
comportamento patologico del protagonista. Il più importante 
fra i fatti che spiegano e scusano resta però la facilità con 
la quale la nostra facoltà di pensare si decide ad ammettere 
un contenuto assurdo, se degli stimoli fortemente affettivi vi 
trovano la loro soddisfazione. È sorprendente e trova per lo 
più ben troppo poca considerazione il fatto pur vero come 
facilmente e spesso anche persone di grande intelligenza 
sotto tali costellazioni psicologiche diano reazioni di parziale 
imbecillità; e chi non è troppo presuntuoso può abbastanza 
spesso osservare una tal cosa in sé stesso; e tantopiù 
allora, quando una parte dei processi del pensiero che sono 
da prendersi in considerazione sono attaccati a motivi 
incoscienti o rimossi! Cito qui volentieri le parole di un 
filosofo che mi scrive: ,Io ho cominciato ad annotare cose 
avvenute a me stesso di errori evidenti, di azioni indipendenti 
dalla volontà, che ci si spiega più tardi (in un modo molto 
irragionevole). È spaventoso ma tipico il vedere quante 
sciocchezze vengono fuori in questo caso." E ora si aggiunga 
che la fede negli spiriti e negli spettri e nel ritorno delle 
anime che trova tanto appoggio nella religione, alla quale 
noi tutti almeno da bambini ci siamo sentiti attaccati, non è 
stata affatto abbandonata da tutte le persone colte e che 
molte persone saggie trovano conciliabile con la ragione 
l'occuparsi di spiritismo. Perfino colui che è divenuto sobrio 
ed incredulo osserva, vergognandosi, quanto facilmente egli 
si volga per un momento alla credenza degli spiriti, quando 
coincidono in lui perplessità ed incertezza. Io so di un medico, 



73 

cui una volta era morta una paziente per malattia di Basedow 
e che non poteva bandire un leggero sospetto d'avere forse 
contribuito all'esito fatale con un'incauta prescrizione di 
medicine. Un dì, molti anni dopo, entrò nel suo ambulatorio 
una signorina, nella quale egli, ad onta di tutte le riluttanze, 
dovette riconoscere la defunta. Egli non potè pensare ad 
altro che al fatto, che fosse vero, che i morti possano 
ritornare e il suo orrore fece posto alla vergogna appena 
quando la visitatrice si presentò quale sorella di quella che 
era morta per la stessa malattia. La malattia di Basedow dà 
una somiglianza, spesso osservata, molto spinta dei tratti del 
viso a quelli che ne sono colpiti, e in questo caso la 
somiglianza tipica era aumentata trattandosi di due sorelle. 
11 medico, a cui accadde questo caso, ero io stesso e perciò 
appunto non sono affatto propenso di confutare a Norberto 
Hanold la possibilità clinica del suo breve delirio della 
Gradiva ritornata alla vita. È infine cosa ben conosciuta a 
ogni psichiatra che in seri casi di delirio cronico (paranoia) 
vien prodotto il massimo di assurdità ben elaborate e meglio 
sostenute. 

Dopo il primo incontro con la Gradiva, Norberto Hanold 
aveva bevuto prima nell'uno e poi nell'altro degli alberghi a 
lui noti a Pompei il suo vino, mentre gli altri frequentatori 
facevano i loro pasti. „ Naturalmente non gli era venuto il 
pensiero nemmeno lontanamente di accettare l'opinione 
assurda" di fare ciò per venire a sapere in quale albergo 
abiti la Gradiva e prenda i suoi pasti, ma è difficile dire 
qual altro senso abbia potuto avere questo suo modo 
d'agire. Il giorno dopo il loro secondo convegno nella casa 
di Meleagro gli accadono una quantità di cose meravigliose 
e apparentemente independenti una dall'altra : Egli trova una 
stretta fessura nel muro del portico là dove la Gradiva è 
sparita, incontra un esaltato cacciatore di lucertole, che lo 
apostrofa come una persona conosciuta, scopre una terza 
locanda fuori di mano, l'albergo al Sole, il cui proprietario 



- 






74 

lo induce a comperare una fibbia di metallo, ricoperta di 
verderame, dandogli d'intendere che sia stata trovata fra i 
resti di una fanciulla pompeiana e finalmente si accorge di 
una giovane coppia appena arrivata, ch'egli ritiene fratello 
e sorella, a cui dedica la sua simpatia. Tutte queste 
impressioni s'intrecciano poi in un sogno „ stranamente 
insensato" del seguente tenore : 

„In un luogo al sole siede la Gradiva, fa un laccio con 
un filo d'erba per pigliare con esso una lucertola e dice : ,Ti 
prego sta fermo, fermo — la collega ha ragione, il mezzo è vera- 
mente buono ed ella lo ha adoperato con ottimor isultato.'" 

Contro questo sogno egli si difende ancora nel sonno 
con la critica che ciò è realmente completa pazzia e si 
dibatte per essere liberato. Questo gli riesce anche con 
l'aiuto di un uccello invisibile che emette un grido simile a 
una risata e porta con sé nel becco una lucertola. 

Vogliamo fare il tentativo di interpretare anche questo 
sogno ossia di sostituirlo coi pensieri latenti dalla de- 
formazione dei quali esso deve esser sorto? Esso è tanto 
insensato come solo si può aspettarsi da un sogno, e questa 
assurdità dei sogni è il sostegno principale del punto di 
vista, che nega al sogno il carattere di un atto psichico 
pienamente valido e lo fa sorgere dall'eccitazione senza mèta 
di elementi psichici. 

Noi possiamo adoperare per questo sogno la tecnica 
che può venire designata come il procedimento regolare 
dell'interpretazione dei sogni. Esso consiste nel fatto di non 
curarsi del nesso apparente del sogno manifesto, ma di 
prendere visione di ogni parte del contenuto per sé e di 
cercare la derivazione dello stesso dalle impressioni, dai 
ricordi e dalle libere associazioni del sognatore. Ma poiché 
noi non possiamo esaminare Hanold, dovremo accontentarci 
col dedurre dalle sue impressioni e potremo soltanto 
timidamente porre le nostre proprie associazioni al posto 
delle sue. 



75 

„In un luogo al sole siede la Gradiva, piglia lucertole 
e parla" — a qual impressione del giorno si connette questa 
parte del sogno? Senza dubbio all'incontro col vecchio 
signore, il cacciatore di lucertole, che dunque nel sogno 
viene sostituito con la Gradiva. Questi sedeva o giaceva su 
d'un pendio „ fortemente soleggiato" e rivolse anche la parola 
a Hanold. Anche le parole della Gradiva nel sogno sono copiate 
dal discorso di quell'uomo. Si confronti: Jl mezzo indicato dal 
collega Eimer è veramente buono, io l'ho già adoperato più volte 
col miglior successo. Prego, resti fermo, fermo — ." Molto 
similmente parla la Gradiva nel sogno, soltanto che il collega 
Eimer è sostituito da una collega non nominata; anche la 
frase „più volte" del discorso del zoologo è restata fuori dal 
sogno e la connessione delle parole è stata un po'mutata. 
Sembra dunque che questo avvenimento del giorno sia stato 
trasformato nel sogno da alcuni cambiamenti e deformazioni. 
Perche è avvenuto ciò e che cosa significano le deformazioni, 
la sostituzione del vecchio signore con la Gradiva e 
l'introduzione dell'enigmatica «collega"? 

C'è una regola dell'interpretazione dei sogni che dice: 
Un discorso udito nel sogno proviene sempre da un altro 
udito durante lo stato di veglia oppure tenuto dal sognatore 
stesso. Questa regola sembra che sia stata in questo caso 
seguita, il discorso della Gradiva è soltanto una modificazione 
di quello del vecchio zoologo udito durante il giorno. Un'altra 
regola dell'interpretazione dei sogni ci direbbe, che la 
sostituzione di una persona con un'altra, oppure la conden- 
sazione di due persone nel senso che una di esse viene 
mostrata in una situazione caratteristica per l'altra, significa 
l'equiparazione delle due persone o un coincidere delle stesse. 
Se noi osiamo di adoperare anche questa regola nel nostro 
sogno, allora abbiamo l'interpretazione: che la Gradiva piglia 
lucertole come quel vecchio, che essa conosce la caccia 
alle lucertole come lui. Questo risultato non è ancora 
proprio comprensibile, ma noi abbiamo ancora un'altro 



7 6 

enigma avanti a noi. A quale impressione del giorno 
dobbiamo riferire la «collega", che nel sogno sostituisce il 
celebre zoologo Eimer? Per fortuna non abbiamo qui molta 
scelta, può trattarsi soltanto di un'altra fanciulla quale collega, 
dunque quella simpatica giovane nella quale Hanold ha 
riconosciuto una sorella che viaggiava col proprio fratello. 
„Ella portava sul vestito una rosa rossa di Sorrento, la cui 
vista fece venire alla memoria a lui che guardava dall'angolo 
della sua camera alcunché, senza ch'egli potesse ricordarsi 
che cosa fosse." Questa osservazione del poeta ci dà bene il 
diritto di prenderla in considerazione quale „la collega" del 
sogno. Ciò che Hanold non poteva ricordarsi, certo non era 
altro che la frase della presunta Gradiva, „a fanciulle più 
felici si porta in primavera delle rose", quando ella pretese 
da lui il bianco fiore del sepolcro. Ma in questo discorso 
stava nascosta una richiesta. Quale caccia alle lucertole può 
essere quella che è così ben riuscita alla collega più fortunata? 
Il giorno seguente Hanold sorprende la creduta coppia 
di fratello e sorella in tenero abbraccio e può così rettifi- 
care il suo errore del giorno precedente. Si tratta proprio di 
una coppia innamorata e precisamente di due sposi in viaggio 
di nozze, come noi apprendiamo più tardi, quando i due in 
modo così inaspettato disturbano il terzo incontro di Hanold 
con Zoe. Se noi vogliamo ammettere che Hanold, che coscien- 
temente li ritiene per fratello e sorella, nel suo incosciente 
ha riconosciuto subito il loro vero rapporto, che il giorno 
seguente si svela in modo così indubbio, abbiamo subito un 
significato valido per il discorso della Gradiva nel sogno. La 
rosa rossa diventa allora simbolo della relazione amorosa; 
Hanold comprende che i due sono ciò, che egli e la Gradiva 
hanno appena da diventare, la caccia alle lucertole riceve il 
significato della caccia al marito e il discorso della Gradiva 
significa circa: „ Lascia pur fare a me, io conosco la maniera 
di procurarmi un marito nello stesso modo come un'altra 
fanciulla". 



77 

Ma perchè doveva questo intravvedere delle intenzioni 
di Zoe apparire nel sogno solo nella forma del discorso del 
vecchio zoologo? Perchè la destrezza di Zoe nel cacciare il 
marito doveva venir rappresentata da quella del vecchio 
signore nella caccia delle lucertole? È cosa facile per noi 
rispondere a questa domanda; noi abbiamo da lungo tempo 
indovinato che il cacciatore di lucertole non è nessun altro 
che il professore di zoologia Bertgang, il padre di Zoe, che 
deve conoscere anche Hanold, cosicché è comprensibile che 
egli apostrofi Hanold come un conoscente. Ammettiamo di 
nuovo che Hanold nell'incosciente abbia riconosciuto subito 
il professore, «gli era oscuro se il viso del cacciatore di 
lucertole gli sia passato già una volta davanti, forse in uno 
dei due alberghi", così si spiega lo strano travestimento del 
proponimento ascritto a Zoe. Ella è la figlia del cacciatore 
di lucertole, ella ha attinto da lui tale destrezza. 

La sostituzione del cacciatore di lucertole con la Gradiva 
nel contenuto del sogno è dunque la rappresentazione del 
rapporto fra le due persone, riconosciuto dall'incosciente; la 
comparsa della «collega- al posto del collega Eimer permette 
al sogno di esprimere la comprensione del di lei desiderio di 
marito. Il sogno ha finora congiunto, .condensato", come dici- 
amo noi, due avvenimenti del giorno in una sola situazione per 
procurare un'espressione del resto assai incerta a due modi 
di vedere che non dovevano divenire coscienti. Noi possiamo 
però andare avanti, diminuire ancor più la stranezza del 
sogno e dimostrare l'influenza anche degli altri avvenimenti 
della giornata sulla configurazione del sogno manifesto. 

Noi potremmo dichiararci non contenti delle spiega- 
zioni finora avute, chiederci perchè poi la scena della caccia 
alle lucertole sia stata messa al punto culminante del sogno 
e supporre che anche altri elementi del pensiero onirico 
siano entrati con la loro influenza nel sogno manifesto per 
metter in evidenza la «lucertola-. Potrebbe esser proprio 
così. Ricordiamoci che Hanold aveva scoperto una fessura 



7 8 

nel muro, al posto dove gli parve che la Gradiva sparisse, 
fessura * „che era tuttavia larga abbastanza per lasciare passare 
una figura di insolita snellezza". Per mezzo di quest'osser- 
vazione egli vien indotto il giorno seguente a un cambiamento 
del suo delirio, che cioè la Gradiva non si sprofondi nel 
terreno quando sparisce ai suoi sguardi, ma si rechi per 
questa via di nuovo nella sua tomba. Nel suo pensare inco- 
sciente egli si sarà detto d'avere trovato ora la spiegazione 
naturale per il sorprendente modo di sparire della fanciulla. 
Non deve però ricordare il costringersi per strette fessure 
e lo sparire nelle stesse il modo di fare delle lucertole? Non 
si comporta la Gradiva in quest'atto ella stessa come una 
svelta lucertoletta ? Noi crediamo dunque che questa scoperta 
della fessura nel muro abbia coadiuvato a stabilire la scelta 
dell'elemento «lucertola" per il contenuto del sogno mani- 
festo, la situazione della lucertola nel sogno rappresenta 
parimenti questa impressione del giorno precedente come 
l'incontrarsi con lo zoologo padre di Zoe. 

E se noi ora, divenuti audaci, si volesse tentare di 
trovare una sostituzione nei contenuto del sogno anche per 
l'avvenimento del giorno precedente non ancora utilizzato, 
della scoperta del terzo albergo „al sole"? Il poeta ha trattato 
così esaurientemente quest'episodio ed ha aggiunto ad esso 
tante cose, che noi ci dovremmo meravigliare, se esso solo 
non avesse dato alcun concorso alla formazione del sogno. 
Hanold entra in quest'albergo che gli è rimasto sconosciuto 
causa la sua posizione fuori di mano e lontano dalla stazione, 
per procurarsi una bottiglia d'acqua minerale per calmare il 
calore che si sentiva. Il trattore utilizza quest'occasione per 
lodare i suoi oggetti antichi e gli mostra una fibbia che 
secondo lui sarebbe appartenuta a quella fanciulla pompeiana 
che era stata trovata in vicinanza del foro strettamente 
abbracciata col suo amante. Hanold che prima non aveva 
mai prestato fede a questo racconto più volte ripetuto, viene 
ora costretto da una forza ignota a credere alla verità di 



79 

questa storia toccante e alla autenticità dell'oggetto trovato, 
compera la fibbia e lascia l'albergo col suo acquisto. Nel- 
l'andar via egli vede a una finestra un ramo d'asfodillo 
cosparso di fiori bianchi, posto in un bicchier d'acqua e ha 
la sensazione che questa vista gli sia di conferma per l'auten- 
ticità dell'oggetto venuto in sua proprietà. Ora egli è com- 
penetrato dalla reale persuasione che la fibbia verde sia 
appartenuta alla Gradiva e che ella sia stata la fanciulla 
morta nell'abbraccio col suo amante. Egli quieta la tormen- 
tosa gelosia, che lo prende, col proponimento di procurarsi 
una certezza al suo sospetto il giorno seguente dalla Gradiva 
stessa, mostrandole la fibbia. Questo è pure uno strano 
tratto di nuovo delirio e non dovrebbe esso lasciare nessuna 
traccia nel sogno della notte seguente! 

Per noi varrà pure la pena di renderci comprensibile 
il sorgere di questo aumento di delirio, di cercare il nuovo 
tratto di discernimento incosciente, che si sostituisce con 
la nuova parte di delirio. Il delirio sorge sotto l'influenza 
del trattore dell'albergo al sole, verso il quale Hanold si 
comporta così credulo, come se fosse stato suggestionato da 
lui. Il trattore gli mostra una fibbia di metallo quale auten- 
tica e quale possesso di quella fanciulla che è stata trovata 
sepolta fra le braccia del suo amante, e Hanold che potrebbe 
avere abbastanza spirito critico per dubitare della verità del 
racconto e dell'autenticità della fibbia, diviene subito credulo 
e compera il più che dubbio oggetto antico. Non è affatto 
comprensibile perchè egli abbia a comportarsi così e niente 
ci indica che la persona del trattore stessa potesse darci la 
soluzione di questo problema. Vi è però ancora un altro 
problema in quest'incontro e due problemi si sciolgono volen- 
tieri l'uno con l'altro. Nell'abbandonare l'albergo egli scorge 
un ramo d'asfodillo in un bicchiere da una finestra, trova 
nello stesso una prova per l'autenticità della fibbia di metallo. 
Come può avvenire ciò? Quest'ultimo tratto è per fortuna 
facilmente accessibile alla soluzione. Il bianco fiore è certo 






8o 

lo stesso ch'egli aveva donato a mezzogiorno alla Gradiva 
ed è proprio giusto che alla vista dello stesso a una finestra 
di questo albergo, qualche cosa venga confermata. Certo 
non l'autenticità della fibbia, ma qualche cosa d'altro, che 
gli era già divenuto chiaro alla scoperta di questo albergo, 
finora sfuggito al suo occhio. Egli si era comportato già il 
giorno precedente così, come se egli cercasse in uno dei 
due alberghi di Pompei, dove abiti la persona che gli 
apparisce quale Gradiva. Poiché egli si imbatte in modo cosi 
imprevisto in un terzo albergo, egli si deve dire nell'incosciente : 
„dunque ella abita qui" ; e poi nell'andarsene : „è vero, questo 
è il fiore d'asfodillo, che io le ho dato; questa è dunque la 
sua finestra." Questo sarebbe il nuovo modo di vedere che 
prende piede in seguito al delirio, che non può divenire 
cosciente, perchè non poteva nemmeno divenire cosciente la 
sua premessa, che la Gradiva fosse una persona vivente e 
una volta da lui conosciuta. 

Ma come deve esser proceduta la sostituzione del nuovo 
modo di vedere nel delirio? Io penso che il sentimento di 
persuasione che era attaccato a questo poteva sostenersi e 
conservarsi, mentre per il modo di vedere stesso, non atto 
a venire alla coscienza, sopravvenne un altro contenuto di 
rappresentazione, però congiunto a lui da unità di pensieri. 
Così venne il sentimento di persuasione a congiungersi con 
un contenuto a lui veramente estraneo e quest'ultimo rag- 
giunse nella forma di delirio un'importanza che non gli 
spettava. Hanold traspone il convincimento che la Gradiva 
abita in questa casa su altre impressioni, che egli riporta 
nella casa stessa, in tal modo presta fede alle parole del 
trattore, crede all'autenticità della fibbia di metallo e alla 
verità dell' aneddoto della coppia d'amanti trovata abbracciata, 
ma soltanto per motivi ch'egli mette in congiunzione ciò che 
ha udito in questa casa con la Gradiva. La gelosia che 
vigila in lui, s'impadronisce di questo materiale e sorge per- 
fino in contrasto col suo primo sogno il delirio che la 



8i 

Gradiva sia stata quella fanciulla morta fra le braccia del- 
'amante e che la fibbia da lui acquistata le sia appartenuta. 

Noi ci accorgiamo che il colloquio con la Gradiva e la 
di lei richiesta d'amore velata sotto la domanda del „ fiore" 
hanno già prodotto degli importanti cambiamenti in Hanold. 
Tratti di desiderio virile, componenti di „libido", sono sorti 
in lui, se anche non possono ancora fare a meno di ve/ur 
mescolati a pretesti coscienti. Ma il problema dell' „ esistenza 
corporea" della Gradiva, che lo perseguita tutto quel giorno, 
non può tuttavia negare la sua origine tratta dal desiderio 
erotico del giovane di conoscere il corpo della donna anche 
se esso viene portato nel campo scientifico dall'intonazione 
cosciente dello strano oscillare della Gradiva fra vita e morte. 
La gelosia è un altro segno dello svelarsi dell'attività sessuale 
di Hanold; egli manifesta questa gelosia al principio del 
colloquio del giorno seguente e riesce poi con l'aiuto di un 
nuovo pretesto a toccare il corpo della fanciulla e a batterlo 
come in tempi ben lontani. 

Ora però è tempo di domandarci se la via di forma- 
zione del delirio, che abbiamo tratto dall'esposizione del 
poeta sia in genere conosciuto o possibile. Con le nostre 
cognizioni mediche noi possiamo dare soltanto la risposta, 
che questa è certamente la via giusta, forse la sola, per la 
quale in genere il delirio arriva al più chiaro riconoscimento, 
che appartiene ai suoi caratteri clinici. Se il malato crede 
così tenacemente al suo delirio, questo non avviene per un 
pervertimento della sua capacità di ragionare e non deriva 
da ciò, che nel delirio è errato. Ma piuttosto in ogni delirio 
sta nascosto un granellino di verità, v'è qualche cosa in 
esso che merita veramente fede e ciò è la fonte della per- 
suasione dell'ammalato fino a qui giustificata. Ma questa 
verità è da lungo tempo rimossa ; se finalmente le riesce di 
giungere alla coscienza in forma B svisata, allora il sentimento 
di persuasione, che a questa si attacca, è per risarcimento 
più forte che mai, si attacca al surrogato deformato della 

6 



À 



82 

verità rimossa e difende lo stesso contro ogni opposizione 
critica. La persuasione si sposta pressoché dal vero incosciente 
al cosciente errato, che è allacciato allo stesso, e resta appun- 
to, in seguito a questo spostamento, colà fissato. Il caso del 
delirio, che è sorto dal primo sogno di Hanold, non è altro 
che un esempio simile, se anche non identico, di un tale 
spostamento. Anzi il modo descritto di sorgere della per- 
suasione nel delirio non è neanche in massima differente 
dal modo con cui si forma la persuasione nei casi normali, 
dove non è in giuoco la rimozione. Noi tutti congiungiamo 
la nostra persuasione a contenuti di pensieri, nei quali il 
vero è unito al falso e la facciamo estendere poi da quello a 
questo. Essa si diffonde, per così dire, dal vero sul falso 
associato e difende questo, se anche non così ostinatamente, 
come nel delirio, contro la critica meritata. Rapporti, simili 
a forme di ..copertura", possono anche nella psicologia 
normale sostituire il vero valore. 

Voglio ora ritornare al sogno e mettere in evidenza 
un piccolo tratto di esso non privo d'interesse che forma 
l'anello di congiunzione fra due moventi del sogno. La 
Gradiva aveva portato il bianco fiore d'asfodillo in un certo 
contrasto con la rosa rossa; il ritrovare l'asfodillo in una 
finestra dell'albergo al Sole diventa un'importante pezza 
d'appoggio per il punto di vista incosciente di Hanold, che 
si esprime nel nuovo delirio : e a questo si congiunge il fatto, 
che la rosa rossa sul vestito della simpatica fanciulla porta 
Hanold nell'incosciente alla reale cognizione del di lei 
rapporto col suo compagno, cosicché egli la fa comparire 
nel sogno quale „ collega". 

Dove si trova però nel contenuto del sogno manifesto 
traccia di quella scoperta di Hanold, che troviamo sostituita 
dal nuovo delirio, la scoperta cioè che la Gradiva col padre 
abita nel terzo discosto albergo di Pompei, nell'albergo al 
Sole? Ebbene esso c'è dentro nel sogno completamente e 
nemmeno tanto deformato; soltanto ho riguardo di farne 



*3 

cenno, perchè so che anche nei lettori, la cui pazienza ha 
durato per me tanto a lungo, si sveglierà una forte resistenza 
contro i miei tentativi di interpretazione. La scoperta di 
Hanold è, lo ripeto, completamente comunicata nel contenuto 
del sogno, ma nascosta in modo così destro, che bisogna neces- 
sariamente non accorgersi di essa. Sta nascosta dietro un 
giuoco di parole, dietro un doppio senso. ,In un certo luogo 
al sole siede la Gradiva", questo abbiamo con ragione riferito 
al posto, dove Hanold trova il zoologo, di lei padre. Ma non 
potrebbe avere anche il significato : „al sole", cioè all'albergo 
al sole abita la Gradiva? E non suona forse quell'i „in un 
certo luogo", che non ha nessun'attinenza coll'incontro col 
padre, forse appunto per questo così ipocritamente incerto, 
proprio perchè serve di introduzione a uno schiarimento 
più preciso sul soggiorno della Gradiva? Io sono dalla mia 
rimanente esperienza nell'interpretazione dei sogni reali per- 
fettamente sicuro dell' interpretazione di un tale doppio senso, 
ma non mi sarei davvero azzardato di presentare ai miei 
lettori questa parte di lavoro di interpretazione, se il poeta 
non mi avesse portato qui il suo potente aiuto. Il giorno 
seguente egli fa dire alla fanciulla alla vista della fibbia di 
metallo lo stesso giuoco di parole, che noi accettiamo per 
l'interpretazione di quel punto del contenuto del sogno. „L'hai 
tu forse trovata al sole, esso è solito far qui tali scherzi." 
E poiché Hanold non capisce questa frase, ella glie la spiega 
dicendo che intendeva l'albergo al sole, da dove anche le è 
noto derivare il preteso cimeglio. 

E ora noi vorremmo osare il tentativo di sostituire il 
sogno .stranamente insensato" di Hanold coi pensieri inco- 
scienti, che stanno nascosti dietro lo stesso e che non gli 
somigliano affatto. Forse così: .Ella abita al sole con suo 
padre, perchè fa un tal giuoco con me? Vuole dunque 
prendermi in burla? Oppure che sia possibile che ella mi 
ami e che mi voglia prendere per marito?" A quest'ultima 
possibilità segue già nel sonno una risposta negativa: Questo 

6* 



84 

è pura pazzia, che apparentemente si rivolge a tutto il sogno 

manifesto. 

Dei lettori critici hanno ora il diritto d'informarsi 
dell'origine di quell'interpolazione finora non giustificata, 
che si riferisce al venire burlato dalla Gradiva. A ciò la 
scienza dell'interpretazione del sogno dà la riposta, che se 
nei pensieri onirici comparisce burla, ironia, amara contrad- 
dizione, questi sentimenti vengono espressi dalle formazioni 
insensate del sogno manifesto, dall'assurdità del sogno stesso. 
Questo non significa dunque un indebolirsi dell'attività 
psichica, ma è un modo di espressione di cui si serve il 
lavoro onirico. Come sempre in punti specialmente difficili 
anche qui il poeta ci viene in aiuto. Il sogno insensato ha 
ancora un breve seguito, nel quale un uccello emette un 
grido giocondo simile a una risata e porta con sé nel becco 
la lucertola. Un simile grido giocondo Hanold aveva sentito 
dopo la scomparsa della Gradiva. Esso proveniva realmente 
dalla Zoe che scuoteva da sé la tetra serietà della sua parte 
di reduce dall'averno con una tale risata. La Gradiva lo aveva 
davvero deriso; ma il quadro del sogno nel quale l'uccello 
porta via la lucertola deve ricordare anche l'altro quadro 
di un sogno precedente, nel quale l'Apollo del Belvedere 
porta via la Venere capitolina. 

Forse sussiste ancora in qualche lettore l'impressione 
che l'interpretazione del passo della caccia alle lucertole con 
l'idea della richiesta d'amore non sia abbastanza sicura. Qui 
può servire d'aiuto il cenno, che Zoe nel colloquio con la 
collega confessa da sé sola ciò che i pensieri di Hanold 
sospettano di lei, nel mentre ella comunica, che era già 
prima sicura, che avrebbe „ scavato" alcunché d'interessante 
a Pompei. Ella entra con ciò nel campo archeologico 
come egli nel suo confronto con la caccia alle lucertole 
in quello zoologico, come se tentassero di avvicinarsi 
l'un l'altro e ognuno volesse assumere la particolarità 
dell'altro. 






«5 

Così avremmo esaurita l'interpretazione anche di questo 
secondo sogno. Tutti e due sono divenuti acessibili al nostro 
intelletto con la premessa che il sognatore nel suo pensiero 
incosciente sa tuttociò che nel cosciente ha dimenticato e 
giudica là giustamente, tuttociò che qui misconosce delirando. 
Nel far ciò abbiamo dovuto sostenere alcune affermazioni 
che al lettore sembrano strane, perchè a lui sconosciute, 
e probabilmente spesso desteranno il sospetto che noi 
vogliamo far passare per interpretazione data dal poeta, ciò 
che non è altro che interpretazione nostra. Noi siamo pronti 
a far di tutto per dissipare questo sospetto e vogliamo 
perciò prendere in considerazione più dettagliata uno dei 
punti più delicati — intendo l'uso di parole e frasi di doppio 
senso, come per esempio: In un certo luogo al sole siede 
la Gradiva. 

Deve dare nell'occhio a ogni lettore della „ Gradiva", 
quanto spesso il poeta faccia dire ai due protagonisti delle 
frasi con doppio senso. Hanold intende queste frasi in un 
senso solo e soltanto la sua compagna, la Gradiva viene 
colpita dall'altro significato delle stesse. Così ad esempio, 
quando egli all'udire le di lei prime parole esclama: Lo 
sapevo che la tua voce ha questo suono, e la Zoe ancora 
ignara deve domandare come ciò sia possibile, poiché egli 
non l'ha ancora sentita parlare. Nel secondo colloquio la 
fanciulla per un istante si svia nel di lui delirio quando egli 
la assicura di averla subito riconosciuta. Ella deve capire 
queste parole nel senso .corrispondente" al di lui incosciente 
di riconoscimento della loro vecchia amicizia d'infanzia, 
mentre egli naturalmente non sa nulla della portata del suo 
discorso e la spiega anche soltanto in relazione al delirio 
che lo domina. I discorsi della fanciulla invece, nella cui 
persona viene contrapposto al delirio la massima chiarezza 
di mente, sono tenuti in doppio senso con intenzione. Un 
senso degli stessi si appoggia al delirio di Hanold per poter 
penetrare nel suo intelletto cosciente, l'altro si solleva oltre 



86 

il delirio e ci dà di solito l'interpretazione dello stesso nella 
verità incosciente da questo rappresentata. È un trionfo del 
trucco di poter rappresentare con lo stesso modo di espres- 
sione il delirio e la verità. 

Seminato di tali doppi sensi è il discorso di Zoe, nel 
quale ella spiega la situazione all'amica e contemporanea- 
mente si libera dalla sua compagnia, che la disturba; esso 
è proprio in modo caratteristico calcolato più per noi lettori 
che per la felice collega. Nei colloqui con Hanold il doppio 
senso è per lo più dato dal fatto che Zoe si serve della 
simbolica, che noi troviamo seguita nel primo sogno di 
Hanold, nel paragone fra rimozione e seppellimento, Pompei 
e fanciullezza. Così ella può coi suoi discorsi restare nella 
parte che le è data dal delirio di Hanold e d'altronde 
toccare le situazioni reali e risvegliare nell'incosciente di 
Hanold la comprensione per le stesse. 

„Da lungo tempo mi sono abituata ad essere morta." 
(G. p. 90.) — „Per me il fiore dell'oblio datomi dalla tua 
mano è quello che si conviene." (G. p. 90.) In questi dis- 
corsi si annunzia sommessamente il rimprovero, che poi 
prorompe ben chiaro nella sua ultima predica, nella quale 
ella lo paragona all'archaeopteryx. „Che uno abbia prima da 
morire per diventare vivo, ma per gli archeologi quest'è 
ben necessario" (G. p. 141), dice ella anche più tardi dopo 
lo scioglimento del delirio, come per dare la chiave dei suoi 
discorsi a doppio senso. La più bella applicazione della sua 
simbolica le riesce però nello domanda: (G. p. 118.) „Mi 
pare quasi che noi avessimo già duemila anni or sono una 
volta mangiato così assieme il nostro pane. Tu non puoi 
ricordartelo?", nel qual discorso la sostituzione della fan- 
ciullezza col passato storico e la cura di destare il ricordo 
della stessa non si possono disconoscere. 

Da dove deriva dunque questa strana preferenza per 
i discorsi a doppio senso nella „ Gradi va"? Essa ci appare 
non quale una casualità, ma quale una conseguenza necessaria 



v 



8 7 

delle premesse del racconto. Essa non è altro che il parallelo 
della doppia determinazione dei sintomi, in quanto i discorsi 
stessi sono sintomi e provengono come questi da compromessi 
fra il cosciente e l'incosciente. Soltanto che nei discorsi 
questa doppia origine si osserva più facilmente che forse 
nelle azioni e, quando ci riesce (ciò che l'adattabilità del 
materiale del discorso spesso rende possibile), di procurare 
nella stessa formazione di parole una buona espressione per 
tutte due le interpretazioni, allora otteniamo ciò che chia- 
miamo «doppio senso". 

Durante il trattamento psicoterapico di un delirio o di 
un disturbo analogo si provocano spesso tali discorsi a 
doppio senso da parte degli ammalati quali nuovi sintomi 
di brevissima durata e si può trovarsi perfino nella situazione 
di servirsi degli stessi eccitando così, non di rado, col senso 
destinato al cosciente dell'ammalato, la comprensione per 
quello che vale nell'incosciente. Io so per esperienza che 
questa funzione del doppio senso desta di solito presso i 
profani la più grande ripugnanza e i più grossolani malintesi, 
ma il poeta ha in ogni caso ragione di rappresentare nella 
sua opera anche questo caratteristico tratto dei procedimenti 
della formazione del sogno e del delirio. 



IV. 

Col comparire della Zoe quale medico si desta in noi, 
come abbiamo già detto, un nuovo interesse. Noi saremmo 
curiosi di sapere se una guarigione, come quella che viene 
procurata dalla Gradiva a Hanold, sia comprensibile o in genere 
possibile, se il poeta abbia intravvisto le condizioni per lo 
sparire di un delirio in modo ugualmente giusto come il 
sorgere delle stesse. 

Senza dubbio qui ci si opporrà un modo di vedere che 
nega alle cose descritte dal poeta un interesse così impor- 
tante e non riconosce alcun problema che abbisogni di uno 
schiarimento. A Hanold non resterebbe altro da fare che di 
sciogliere di nuovo il suo delirio, dopoché l'oggetto del 
medesimo, la presunta Gradiva stessa, lo toglie dall'inesattezza 
di tutte le sue idee e gli dà la più naturale spiegazione di 
tutto quanto v'è d'enigmatico, p. es. da dove ella conosca 
il di lui nome. Con ciò sarebbe logicamente esaurita tutta 
la vertenza; ma poiché la fanciulla in quest'occasione gli na 
confessato il suo amore, il poeta, certo per accontentare le 
sue lettrici, fa finire il racconto, già per sé non privo d'in- 
teresse, con l'usuale felice buon fine, il matrimonio. * lU 
conseguente e ugualmente possibile sarebbe stata 1 altra 
fine, che il giovane scienziato dopo essere stato schiarito 
dal suo errore, prendesse, gentilmente ringraziando, congedo 
dalla giovane e motivasse il rifiuto del di lei amore con 
ciò: ch'egli potrebbe bensì porre un interesse intenso a 
donne antiche di bronzo e di pietra e agli originali delle 
stesse, se fossero passibili di un rapporto amoroso, ma che 



89 

non saprebbe che fare di una fanciulla di carne ed ossa, sua 
contemporanea. Secondo questa idea il lavoro fantastico 
archeologico sarebbe stato appunto ben arbitrariamente 
allacciato dal poeta a una storia d'amore. 

Nel mentre noi respingiamo quale impossibile questo 
modo di vedere, veniamo appena resi attenti che il cam- 
biamento che avviene in Hanold non è da considerare 
soltanto riguardo alla rinuncia al delirio. Contemporaneamente, 
anzi prima ancora dello scioglimento dello stesso, il risveglio 
del bisogno d'amore in lui non si può disconoscere, risveglio 
che poi si manifesta naturalmente nella domanda della mano 
della fanciulla, che lo ha liberato dal suo delirio. Abbiamo 
di già rilevato sotto quale pretesto e sotto quale travestimento 
si manifesti in lui in mezzo al delirio la curiosità di conoscere 
la di lei costituzione corporea, la gelosia e il brutale istinto 
virile di possesso dopoché il desiderio d'amore rimosso gli 
ha suggerito il primo sogno. Quale seconda testimonianza 
di ciò prendiamo il fatto che la sera dopo il suo secondo 
colloquio con la Gradiva, per la prima volta gli appare 
simpatico un essere femminile, sebbene egli faccia ancora 
alla sua primiera ripugnanza verso i viaggi di nozze la 
concessione di non riconoscere questa donna simpatica 
quale sposa novella. « giorno seguente però un caso lo fa 
testimonio dello scambio di tenerezze fra questa fanciulla e 
il presunto fratello e allora egli si ritira riguardoso come se 
avesse turbato una funzione sacra. Lo scherno per le coppie 
di sposi è dimenticato e il rispetto per la vita sessuale è 
ristabilito in lui. 

Il poeta ha in tal modo collegato strettamente fra loro 
lo scioglimento del delirio e lo spuntare del bisogno sessuale 
e preparato come cosa necessaria l'esito di ciò in una 
richiesta d'amore. Egli conosce l'essenza del delirio meglio 
dei suoi critici, egli sa che una componente di nostalgia 
d'amore e una componente di riluttanza alla stessa si sono 
congiunte insieme per la formazione del delirio, e fa che la: 






9o 

fanciulla, che si assume la cura, tragga fuori dal delirio di 
Hanold la componente a lei gradita. Soltanto questa finezza 
di sentire la può indurre a decidersi alla di lui cura, soltanto 
la certezza di sapersi amata da lui può muoverla a con- 
fessargli il suo amore. La cura consiste soltanto nel ridargli 
dall'esterno i ricordi rimossi, che egli non può farsi liberi 
dall'interno; ma tale cura non avrebbe nessun efficacia, se 
la medichessa non avesse con ciò riguardo anche ai senti- 
menti, e l'interpretazione del delirio infine non volesse dire: 
Guarda, tutto questo vuol dire soltanto che mi ami. 

Il procedimento che il poeta fa seguire alla Zoe per 
la cura del delirio del suo amico d'infanzia mostra una 
grande rassomiglianza, anzi coincide perfettamente nell'essenza 
con un metodo terapeutico, che il Dott. J. Breuer e l'autore 
hanno introdotto nella medicina nell'anno 1895 e *? cm 
perfezionamento quest'ultimo da allora si è dedicato. Questo 
metodo di cura, chiamato dapprima da Breuer «catartico 44 , 
dall'autore definito più volentieri „ analitico 44 , consiste in ciò 
che nei pazienti che soffrono degli stessi disturbi come il 
delirio di Hanold, l'incosciente, per la rimozione del quale 
essi si sono ammalati, viene portato alla coscienza quasi 
violentemente, proprio così come la Gradiva fa coi ricordi 
rimossi dei loro rapporti d'infanzia. Certo, la Gradiva può 
esaurire questo compito più facilmente del medico, ella si 
trova nel far ciò in una posizione che si può chiamare 
ideale sotto vari aspetti. Il medico che non può già da prin- 
cipio vedere nell'intimo del suo paziente e non ha in sé 
quale ricordo cosciente, ciò che in quello agisce incosciente- 
mente, deve prendere in aiuto una tecnica complicata per 
compensare questo svantaggio. Egli deve imparare a fare 
con gran sicurezza delle deduzioni sulle cose rimosse dalle 
associazioni e dalle comunicazioni dell'ammalato, deve 
indovinare l'incosciente, dove questo si tradisce sotto le 
espressioni coscienti e le azioni dell'ammalato stesso. Egli 
riesce allora ad alcunché di simile, a quello che fa Norberto 






Hanold stesso alla fine del racconto, quando traduce in 
senso inverso il nome di „ Gradiva" in quello di „Bertgang a . 
Il disturbo sparisce allora mentre viene ricondotto alla 
propria origine; l'analisi contemporaneamente porta con sé 
la guarigione. 

La somiglianza fra il procedimento della Gradiva e il 
metodo analitico della psicoterapia non si limita però a 
questi due punti, il far venire alla coscienza delle cose 
rimosse e il far coincidere la loro delucidazione con la 
guarigione. Essa si estende anche a ciò, che risulta la cosa 
più importante di tutto il cambiamento, cioè al risveglio dei 
sentimenti. Ogni disturbo simile al delirio di Hanold, che noi 
siamo soliti designare nella scienza quale psiconeurosi, ha 
quale premessa la rimozione di una parte di vita istintiva, 
diciamo pure di istinti, sessuali ; e con ogni tentativo di por- 
tare alla coscienza il motivo incosciente e rimosso della 
malattia, si risveglia necessariamente la rispettiva componente 
di impulso a nuova lotta con le forze che la rimuovono, per 
uguagliarsi a queste in un esito finale spesso contrassegnato 
da grandi fenomeni reattivi. Il processo di guarigione si 
compie in una recidiva d'amore, se noi comprendiamo tutte 
le varie componenti dello stimolo sessuale nella parola „ amore", 
e questa recidiva è inevitabile, poiché i sintomi causa i 
quali fu intrapresa la cura, non sono altro che conseguenze 
di primiere lotte di rimozione e di ricomparsa e possono 
soltanto venire sciolti e asportati da un nuovo flusso di simili 
passioni. Ogni cura psicoanalitica è un tentativo di liberazione 
dell'amore rimosso, che aveva trovato in un sintomo una 
stentata via di compromesso. L'accordo col procedimento di 
guarigione descritto dal poeta nella „ Gradiva" raggiunge il 
suo apice, se aggiungiamo che anche nella psicoterapia analitica 
la passione ridestata, sia essa amore o odio, ogni volta sceglie 
quale oggetto la persona del medico. 

Poi si scorgono anche le divergenze, che rendono il 
caso della Gradiva un caso ideale, che la tecnica medica 



a 



9& 

non può raggiungere. La Gradiva può ricambiare l'amore 
che dall'incosciente viene alla coscienza; il medico non lo 
può: la Gradiva è stata ella stessa l'oggetto del primo amore 
rimosso, la sua persona offre al desiderio d'amore liberato 
subito una mèta desiderabile. Il medico è stato un estraneo 
e deve procurare a guarigione finita di ridiventare un estraneo ; 
egli spesso non può nemmeno consigliare ai guariti come 
abbiano ad impiegare nella vita la 1 loro facoltà d'amare riac- 
quistata. L'esprimere con quali mezzi e con quali surrogati 
si occupa quindi il medico per avvicinarsi con maggior o 
minor risultato al prototipo di una guarigione d'amore, come 
è mostrato dal poeta, ci porterebbe troppo lontano dal com- 
pito che ci siamo prefissi. 

Ed ora ancora l'ultima domanda, alla quale già diverse 
volte abbiamo evitato di rispondere. Il nostro modo di vedere 
sulla rimozione, sulla formazione di un delirio e di disturbi 
affini, sulla formazione e sulla interpretazione di sogni, sulla 
importanza della vita sessuale e sul metodo di guarigione 
di tali disturbi non è assolutamente bene comune della scienza 
e tanto meno possesso sicuro delle persone colte. Se ha la 
forza di una nozione il modo di vedere che permette al 
poeta di creare il suo lavoro «fantastico" in tal modo che 
noi lo possiamo scomporre come una reale storia di malattia, 
allora noi saremmo desiderosi di venir a conoscere le fonti 
di queste nozioni. Uno di quella cerchia d'uomini, che, come 
abbiamo detto da principio, si interessava ai sogni della Gra- 
diva e alla loro possibile interpretazione, si rivolse diret- 
tamente al poeta con la domanda se gli fosse stato noto 
alcunché de simili teorie nella scienza. Il poeta rispose, come 
era da prevedersi, in modo negativo e anzi un pò brusco. 
Egli disse che la sua fantasia gli aveva dettato la Gradiva, 
della quale ebbe già la sua soddisfazione; quello, a cui essa 
non piace, tralasci di occuparsene. Egli non s'immaginava, 
quanto essa sia piaciuta ai lettori. 

È molto probabile che la ripulsa del poeta non cessi 



93 



-* 



in questo punto. Forse egli nega in genere la conoscenza 
delle regole, l'osservanza delle quali abbiamo in lui dimo- 
strato e rinnega tutte le intenzioni che abbiamo riconosciute 
nella sua opera. Io considero ciò non cosa impossibile, allora 
però ci possono essere solo due soluzioni. Primo: Abbiamo 
noi forse creata una vera caricatura dell'interpretazione, 
mettendo in un innocente capolavoro delle [tendenze, delle 
quali l'autore stesso non aveva la minima idea e abbiamo con ciò 
ancora una volta dimostrato, come sia facile di trovare ciò che si 
cerca e di cui si è saturi, una possibilità per la quale nella storia 
della letteratura sono segnati i più bizzarri esempi? Ogni lettore 
voglia mettersi d'accordo con sé stesso, se egli crede di accettare 
questa spiegazione ; noi naturalmente ci teniamo all'altro concetto 
che ancor ci resta. Noi pensiamo non essere necessario, che il 
poeta sappia alcunché di tali regole ed intenzioni, così ch'egli 
le può sconfessare in buona fede e che tuttavia noi non ab- 
biamo voluto trovare nulla nel suo lavoro, che non sia con- 
tenuto realmente in esso. Noi attingiamo probabilmente dalla 
stessa fonte e lavoriamo lo stesso oggetto, ognuno di noi 
con un metodo differente e la coincidenza del risultato sembra 
esserci garanzia che tutti e due abbiamo lavorato esattamente 
Il nostro metodo consiste nell'osservazione cosciente dei pro- 
cedimenti psichici anormali presso gli altri per poter in- 
dovinare e denunciare le leggi degli stessi. Il poeta procede 
ben diversamente; egli rivolge la sua attenzione all'incosciente 
nella sua propria anima, spia le possibilità dello sviluppo 
nello stesso e permette loro l'espressione artistica invece di 
reprimerle con una critica cosciente. Così apprende egli da 
sé stesso, ciò che noi apprendiamo da altri, a quali leggi 
debba obbedire l'attività di questo incosciente; ma non oc- 
corre che egli enunci questi eeggi, occorre neanche che egli le 
riconosca chiaramente, esse sono contenute causa la tolleranza 
del suo criterio nelle sue opere stesse. Noi sviluppiamo queste 
leggi per mezzo dell'analisi dalle sue creazioni poetiche, nello 
stesso modo come le traiamo fuori dai casi di malattie reali ; 



94 

ma la conclusione sembra che s'imponga: o tutti e due, tanto 
il poeta che il medico, hanno mal compreso in egual modo 
l'incosciente o tutti e due l'abbiamo compreso giustamente. 
Questa conclusione ci è molto apprezzabile; per arrivare a 
questo punto valeva la pena di esaminare l'esposizione del 
delirio e della cura dello stesso come pure i sogni nella 
„ Gradiva" di Jensen coi metodi della psicoanalisi medica. — 
Noi saremmo arrivati alla fine. Un attento lettore 
potrebbe pur ricordarci, che noi abbiamo in principio 
insinuato, essere i sogni quasi dei desideri esauditi e che 
poi abbiamo tralasciato di fornirne la prova. Ora noi repli- 
chiamo che le nostre deduzioni potrebbero ben dimostrare 
quanto ingiustificato sarebbe il voler coprire le spiegazioni, 
che noi abbiamo da dare sul sogno, con la formula, che il 
sogno sia un esaudimento di desiderio. Ma l'affermazione 
sussiste ed è facilmente dimostrabile per i sogni della 
Gradiva. I pensieri onirici latenti — noi sappiamo adesso 
che cosa s'intenda con ciò — possono esser della qualità più 
svariata; nella Gradiva essi sono „ resti diurni", pensieri che 
sono rimasti non uditi ed inevasi dall'atto psichico dello 
stato di veglia. Ma perchè un sogno sorga da essi, viene 
richiesta la cooperazione di un desiderio — per lo più 
incosciente — ; questo rappresenta la forza motrice per la 
formazione del sogno, i resti diurni danno il materiale per 
lo stesso. Nel primo sogno di Norberto Hanold concorrono 
due desideri a creare il sogno, uno per sé stesso atto a 
divenire cosciente, l'altro naturalmente appartenente all'in- 
cosciente, e attivo operando dalla rimozione. Il primo sarebbe 
il desiderio, comprensibile in ogni archeologo, di esser stato 
testimonio della catastrofe dell'anno 79. Qual sacrificio sarebbe 
troppo grande per un cultore di antichità se questo desiderio' 
potesse venir effettuato anche altrimenti oltreché per mezzo 
del sogno! L'altro desiderio formatore del sogno è di natura 
erotica ; di essere cioè presente quando l'amata si corica per 
dormire, come si potrebbe esprimere in maniera grossoland : 



95 

e non bene definita. Questo è il desiderio, la rimozione del 
quale fa divenire il sogno un sogno d'angoscia. Meno evidenti 
sono forse i desideri impulsivi del secondo sogno, ma se ci 
ricordiamo dell'interpretazione dello stesso, non esiteremo di 
considerare anche questi per erotici. Il desiderio di venire 
preso dall'amata, di arrendersi ad essa e di sottomettersi, 
come si può interpretare dalla situazione della caccia alle 
lucertole, ha veramente un carattere passivo, masochistico. 
Il giorno seguente il sognatore batte la fanciulla amata, 
come sotto il dominio di una corrente erotica opposta. Ma 
qui dobbiamo fermarci, perchè altrimenti forse dimentichiamo 
davvero che Hanold e la Gradiva sono soltanto creazioni della 
fantasia di un poeta. 

Aggiunta alla seconda edizione. 

Nei cinque anni che sono passati da quando fu scritto 
il presente lavoro, l'indagine psicoanalitica ha avuto il 
coraggio di avvicinarsi alle creazioni dei poeti anche con 
altre intenzioni. Essa non cerca più in questi, soltanto con- 
ferma delle sue scoperte, fatte a persone non poetiche e 
nevrotiche, ma pretende anche di sapere da quale materiale 
di impressioni e di ricordi il poeta abbia foggiato l'opera 
sua, e per quali vie, a mezzo di quali processi sia stato 
trasportato questo materiale nell'opera poetica. E risultato che 
queste domande possono trovare una risposta più facilmente 
fra quei poeti, che usano lasciarsi andare in ingenua ebbrezza 
d'attività all'incalzare della loro fantasia, come il nostro 
Jensen, morto nel 191 1. Subito dopo la pubblicazione del 
mio apprezzamento analitico sulla Gradiva, io avevo fatto 
un tentativo di interessare il vecchio scrittore ai nuovi 
problemi delle ricerche psicoanalitiche ; ma egli ricusò la sua 
cooperazione. 

Un amico mi aveva allora reso attento su due altre 
novelle del poeta, che devono stare in relazione genetica 
colla Gradiva quali studi preparatori o quali prove antece- 
denti di sciogliere lo stesso problema della vita sessuale in 
una forma poetica soddisfacente. La prima di queste novelle 
dal titolo „ l'ombrellino rosso" ricorda la Gradiva per il 
ritorno di numerose piccole spinte come il bianco fiore della 
morte, l'oggetto dimenticato (il libro di schizzi della Gradiva), 



96 

la piccola bestiolina piena di significato (farfalla e lucertola 
nella Gradiva), prima di tutto però col ripetersi della 
situazione principale, dell'apparizione della fanciulla morta o 
creduta morta nel calore del mezzogiorno. La scena si svolge 
nel racconto dell' «ombrellino rosso" in un castello diroccato 
come nella Gradiva fra le rovine di Pompei dissepolta. 
L'altra novella « nella casa gotica" non mostra nel suo con- 
tenuto manifesto alcuna di tali concordanze né con la 
Gradiva né coli' «ombrellino rosso" ; ma accenna però chiara- 
mente a una stretta parentela del suo significato latente il 
fatto che è congiunta con questo ultimo racconto da un 
titolo comune in un'unità esterna (Forze soprannaturali, Due 
novelle di Guglielmo Jensen, Berlino, Emilio Felber 1892). 
È facile vedere che tutti tre racconti trattano dello stesso 
tema, lo svolgimento di un amore (fièli' w ombrellino rosso' 
di un impedimento d'amore) dalla conseguenza di una 
comunanza intima e quasi fraterna degli anni infantili. Tolgo 
ancora da una recensione della contessa Eva Baudissin (nel 
giornale viennese «Die Zeit" dell' 11 Febbraio 1912) che 
l'ultimo romanzo di Jensen «Stranieri fra gli uomini", che 
contiene molte cose della giovinezza del poeta descrive le 
avventure di un uomo che «riconosce nella donna amata 
una sorella". Dell'argomento principale della Gradiva, dello 
strano bel modo di camminare col piede tenuto perpendi- 
colare non si trova alcuna traccia nelle due precedenti 
novelle. Il bassorilievo, fatto passare dal Jensen quale romano, 
della fanciulla, che procede in tal modo, ch'egli fa chiamare 
Gradiva, appartiene in realtà al fiore dell'arte greca. Esso 
si trova in Vaticano nel museo Chiaramonti col numero 644 
e fu illustrato ed interpretato da F Hauser (Pezzi dispersi 
di bassorilievi neo attici nel periodico «Jahreshefte des 
òsterr. archaol. Instituts", volume VI. punt. 1). Ponendo 
insieme la Gradiva con altri frammenti esistenti a Firenze 
e a Monaco risultarono due bassorilievi ognuno con tre 
figure, nelle quali si potè riconoscere le Ore, le dee della 
vegetazione e quelle loro affini della fecondazione. 



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Herausgeg-eben von Prof. Dr. Sig-m. Freud 

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comiale, 1 voi. in i6° di pag. 150 circa L. 3,00 

LEV IBIANCHINI M. L'Isterismo dalle antiche alle moderne dottrine. 

Voi. in 8« di pag. 388 L. 10,00 




BIBLIOTECA PSICOANALITICA ITALIANA 

Fondata e diretta da M. LEVI BIANCHINI (Nocera Inferiore) 



N. 



S. FREUD 

DELIRIO E SOGNI 

NELLA «GRADIVA* 

DI W. JENSEN 



TRADUZIONE ITALIANA AUTORIZZATA 
SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA 

DEL 

Dott. GUSTAVO DE BENEDICTY (Trieste) 

CON PREFAZIONE DI M. LEVI BIANCHINI 



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LIBRERIA PSICOANALITICA INTERNAZIONALE 

ZURIGO — NAPOLI — VIENNA 

NOCERA INFERIORE 



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